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Analisi tattica di Napoli – Milan

6 min

Milan e Napoli arrivavano a questa partita su frequenze molto simili, più alti che bassi nel 2022 e la consapevolezza di aver riaperto un campionato che sembrava chiuso e che ora, invece, è destinato a risolversi solo alle ultime curve. Affrontano la gara con questo spirito: vincere è più importante che non perdere. Lo spettacolo ne giova.

Le formazioni

Il Napoli si è schierato con il suo classico 4-2-3-1 confermando per 10/11 la formazione che ha vinto all’Olimpico contro la Lazio, l’unica novità è la titolarità di Lobotka in mediana preferito a Demme e Anguissa.

Il Milan ripropone il centrocampo del derby di ritorno ma inverte il triangolo: è un 4-3-3 con Tonali davanti alla difesa e Kessié e Bennacer da interni. Sull’out di destra Messias viene preferito a Saelemaekers, in difesa Kalulu sostituisce l’infortunato Romagnoli.

La partita

Come detto, la principale novità introdotta da Pioli consiste nell’aver invertito il triangolo di centrocampo, con Bennacer e Kessié da mezzali e Tonali deputato ai compiti di playmaking. L’idea era quella di andare uomo contro uomo con il centrocampo partenopeo e abbassare il raggio di azione di Fabian Ruiz, aggredito molto bene da Bennacer. Leao e Messias dovevano essere pronti per uscire in pressione sull’esterno basso, mentre Giroud si occupava del centrale in possesso palla.

Il Milan voleva mandare il Napoli su Rrahmani, in quanto considerato l’elemento meno pericoloso nella prima costruzione del Napoli. Il kosovaro è stato infatti il giocatore che ha eseguito più passaggi in tutta la partita con 78.

Passing Networks Napoli - Milan
Una bella grafica di @markrstats che mostra le reti di passaggio delle due squadre. La scelta di Pioli di lasciar impostare Rrahmani risulta evidente dal numero di passaggi che Ospina, Koulibaly, Lobotka e Fabian hanno rivolto verso di lui e dal numero di passaggi completati dal kosovaro.
Milan non possesso
Chiarissimo il 4-1-4-1 del Milan. Centrocampisti a uomo, esterni alti pronti a uscire sugli esterni bassi e Giroud sul centrale in possesso. Il Milan preferiva far impostare Rrahmani piuttosto che Koulibaly.

Come rivelato anche nel post-partita da Pioli, la scelta di giocare con Bennacer e Kessié era sicuramente in primis difensiva, ma era allo stesso tempo una strategia offensiva per cercare di trovare i due centrocampisti africani tra le linee. Non è un caso che l’occasione per cui i milanisti hanno recriminato un rigore venga proprio da una ricezione di Bennacer tra difesa e centrocampo del Napoli.

Bennacer tra le linee
Il Napoli è messo male, Insigne è in ritardo e Bennacer riesce a trovare lo spazio tra le linee per ricevere, attaccare e quasi prendersi il rigore.

Dall’altra Spalletti ha optato per delle scelte più particolari: inizialmente il suo Napoli difendeva con un 4-4-2 con Osimhen e Zielinski molto stretti che oscuravano la linea di passaggio su Tonali e non pressavano su Maignan, ma la ricezione del pallone da parte di uno dei due centrali (preferibilmente Tomori) veniva usata come trigger per il pressing. Quando il Milan però ha iniziato ad allargare nella prima costruzione Kalulu e Tomori per far arrivare più comodamente il pallone a Tonali allora Spalletti alzava la posizione di Fabian Ruiz sull’ex Brescia, con Insigne e Politano che si stringevano ai lati di Lobotka in una sorta di 4-3-1-2 lasciando più libertà di impostare a Calabria e Theo.

Prima pressione Napoli
4-4-2 con Osimhen e Zielinki molto stretti a coprire la linea di passaggio su Tonali. Se la palla ce l’aveva Maignan, il Napoli non pressava.
Napoli non possesso 2
La ricezione dei due centrali era il trigger per il pressing. In questo caso Zielinski esce forte su Tomori.
Napoli non possesso 3
Alternativamente, quando il Milan allargava i centrali per liberare Tonali, Fabian Ruiz saliva sull’ex Brescia con Insigne e Politano ai lati di Lobotka a formare una sorta di 4-3-1-2.

Finché le due squadre sono rimaste corte le idee dei rispettivi allenatori hanno pagato dividendi: Tonali non è mai entrato in partita venendo quasi sempre bypassato dagli esterni bassi o da Maignan stesso che ha cercato più volte di sfruttare il mismatch fisico (soprattutto Messias vs Mario Rui) per far alzare il baricentro del Milan.

Al contempo, le rotazioni del centrocampo del Napoli, dopo le difficoltà dell’inizio, sono state ben assorbite dai tre mastini di Pioli che ne hanno limitato le progressioni, costringendo il Napoli a cercare molto spesso Osimhen sul lungo in duelli 2vs1 rusticani contro i centrali rossoneri, autori di una grande partita e attenti nello stare uno in marcatura e l’altro in copertura.

Una parentesi su questo è doverosa: Osimhen ti porta a spasso per il campo, quando sta bene è una forza della natura in grado di muovere la difesa a suo piacimento poiché in 1vs1 non è contenibile se lanciato in profondità anche con palloni sporchi. Per fortuna, del Milan e del campionato, non è in grado per ora di sfruttare la sua influenza per favorire gli inserimenti dei compagni finendo spesso per incaponirsi e agevolare i recuperi di Kalulu e Tomori. Negli unici due casi in cui è riuscito ad avere la meglio ha praticamente creato da solo due palle gol per il Napoli.

Il Napoli esce dalla pressione, Fabian va subito in verticale su Osimhen che si inventa una super azione e per poco non si prende il rigore.
Ancora una volta attacca la profondità appena nota che il compagno ha il tempo e lo spazio per servirlo, batte di velocità e di fisico Kalulu e riesce ad arrivare al tiro.

Come spesso accade oggi, a dare ritmo alla partita, oltre all’arbitraggio di Orsato (al netto degli episodi, apprezzabile in un match di cartello), sono stati gli esterni bassi e la loro capacità di offrire soluzioni nei mezzi spazi. Di Theo Hernandez (partita super la sua) abbiamo già imparato a conoscere la facilità con cui si prende quella corsia interna per poi imbucare in avanti, e allo stesso modo è stato sfruttato Di Lorenzo per offrire una soluzione in più e mettere in difficoltà Leao impegnandolo in fase di rincorsa. Calabria e Mario Rui sono rimasti più bloccati, venendo comunque dentro per dare regia sull’esterno.

DiLo HS
Due ricezioni interne di Di Lorenzo à la Theo Hernandez sfruttando la poca attenzione di Leao in fase di non possesso.

Negli ultimi tempi il Milan sembra aver perso un po’ la fluidità che l’ha contraddistinto nei due anni della gestione Pioli, in parte per sfruttare il più possibile le infinite qualità palla al piede di Leao che è stato, come sempre, un’ulteriore miccia alla partita, specialmente quando raddoppiato: è una situazione in cui si trova estremamente a suo agio, e che non sono sicuro essere la miglior soluzione per difenderlo, essendo molto bravo a fare split (termine cestistico) e passare tra i due difensori. Il Napoli però non ha offerto il fianco, facendosi trovare pronto nelle coperture e costringendolo a scelte sbagliate.

Il Napoli, per merito di una grande partita difensiva del Milan e di una serata non particolarmente ispirata dei 4 giocatori d’attacco ha creato ben poco fino al 70’ circa, quando con l’ingresso di Elmas e soprattutto di Ounas è riuscita a rendersi più efficace sulle corsie laterali. L’algerino nonostante abbia giocato poco più di 30 minuti è stato il giocatore del Napoli – insieme a Di Lorenzo – che ha prodotto più xT (Expected Threat, dati Soccerment), ciò significa che è stato il giocatore più capace a creare occasioni pericolose per la propria squadra, per esempio con l’assist in profondità per Osimhen o con il bel sinistro a giro dopo il calcio d’angolo che ha visto protagonisti di un battibecco Theo Hernandez e Osimhen.

Napoli xT
Ounas ha registrato il valore più alto di xT (0,17) in soli 30 minuti. Forse merita più spazio.
Milan xT
Tanto per cambiare, per il Milan il 1° per xT è stato Leao, il migliore della Serie A. Il valore di Giroud è molto alto, ma va sottolineato che il modello degli xT tende a punire eccessivamente i centravanti che giocano tante sponde perché i loro passaggi sono rivolti perlopiù all’indietro (e sono quindi meno pericolosi).

Conclusione

Statistiche della gara

Una partita gradevole, intensa, veloce, con tanta qualità in campo, ma che ha visto due squadre ben messe in campo equivalersi e faticare a trovare occasioni pericolose, anche per le ottime prestazioni delle due linee difensive.

I partenopei, infatti, hanno creato 0.38 xG con otto tiri, apparentemente una miseria rispetto agli 1.30 xG del Milan, che però crollano a 0.33 xG escludendo il piattone di Giroud – seconda volta in due mesi che il francese decide un big match correggendo in porta un tiro strozzato da un compagno – e il rigore in movimento sbagliato da Saelemakers al 93’ (dati Understat). Anche questo, peraltro, generato dalla sovrapposizione interna di un Theo Hernandez parso su di condizione e molto in palla.

Anche gli altri dati suggeriscono che sia stata una partita tutto sommato equilibrata. Il Napoli ha tenuto di più il pallone non solo in generale (60% a 40%), ma anche nella trequarti offensiva (56% a 44% di Field Tilt) per via di un pressing più alto rispetto a quello degli avversari.

Ciononostante, la fase offensiva del Napoli è stata piuttosto deficitaria, ma di questo vanno dati i meriti a Pioli e alla sua scelta di schierare contemporaneamente Tonali, Kessié e Bennacer per aggredire costantemente le fonti di gioco principali del Napoli (280 pressioni per il Milan, il record stagionale era di 215 contro la Sampdoria. Dati FBref). Non è un caso che il dato di 0.38 xG sia il più basso della stagione per la squadra di Spalletti.

Insomma, la monetina poteva cadere da entrambe le parti, ma il Milan ha dimostrato ancora una volta di aver imparato a giocare questo tipo di partite e livella così gli scontri diretti con il Napoli.

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