Written by 13:40 Calcio Estero

Chelsea da Champions, subentranti al potere

Il Chelsea e l’arte dell’improvvisazione
Abramovich
6 min

Il nostro viaggio parte da Chelsea, e fa il giro del mondo e del tempo. Un viaggio lungo vent’anni mal contati. Anni turbolenti, dal 2003, i primi del presidente Roman Abramovich. I russi, c’è da dirlo, non hanno mai avuto grandi fortune con le acquisizioni sportive, però Roman è l’eccezione che conferma la regola e questa finale di Champions potrebbe essere – se dovesse andare tutto nel verso giusto questa sera all 21 – il coronamento di un viaggio, che è quello che ci prestiamo a scrivere (e voi leggere).

“Blue is the colour”

L’ascesa di Abramovich

Si apre così l’anno di grazia 2003: asse Italia-Russia (in cui la parte Italiana era già presente) ed una valanga di milioni messi sul mercato per assicurarsi “talenti cristallini”, del calibro di, Marco Ambrosio, Geremi, Damien Duff, Joe Cole, Mutu, Crespo, Smertin – vuoi non acquistare un tuo connazionale, Roman? – ed il 31 luglio si chiude il cerchio: arriva Claude Makelele.

Sembra l’inizio di una incredibile ascesa verso l’Olimpo del calcio inglese. Calcio che, da lì a poco, vedrà una concorrenza quasi spietata e la proiezione verso introiti e super team da far paura a chiunque. Alla guida di questa “nuova” compagine rimane la parte italiana dell’asse di cui sopra: Claudio Ranieri rinominato poi “Tinkerman” – famoso per aver allenato e vinto, qualche anno più tardi, una squadra dal completo blu ma molto meno nobile – che inizia la cavalcata verso il … nulla.

Le strade del tecnico italiano e del magnate russo si divideranno solo alla fine della stagione 2004, quando alla guida dei “Blues” ci finirà l’uomo che aveva – con buona pace di tutto il resto d’Europa – guidato il Porto alla vittoria della Champions League 2003-2004.
I tifosi del Chelsea, io credo, dividano il tempo in A.R. e D.R. (Avanti Roman e Dopo Roman, per chi non avesse inteso).

Fino alla venuta dell’uomo con la cittadinanza di una nazione inesistente, il Chelsea aveva racimolato la bellezza di:

  • 1 Premier;
  • 3 FA Cup;
  • 2 Coppe di Lega;
  • 2 Community Shield;
  • 2 Coppe delle Coppe (wikipedia tiene a specificare che è “record inglese”);
  • 1 Supercoppa Uefa.

Non di certo la squadra incredibile cui siamo abituati a pensare. Roman, invece, ci ha creduto, ha investito ed ha scommesso sul tecnico portoghese. Ed è stato ripagato: vittoria al primo tentativo, 95 punti all’attivo (record dell’epoca) una sola sconfitta durante il corso di tutto il campionato proprio contro il Manchester City – non di certo una nota simpatica, oggi – ed un record di gol subiti, tutt’oggi imbattuto, 15 reti in 38 gare.

Josè – lo Special One, che io ricorderò sempre come colui il quale, anni dopo, prese in giro “Superstar Shevchenko” – decise di non fermarsi al solo campionato ma conquistò Coppa di Lega e semifinale di Champions (persa contro i connazionali del Liverpool, poi vincitori in finale contro una squadra di cui non ricordo il nome).

“Hey Josè, where is superstar Shevchenko?” – Josè mima

Con Josè e Roman il Chelsea diventò, finalmente, una delle squadre migliori d’Europa, ma perché raccontare delle incredibili gesta di una compagine che si appresta a giocare la terza finale di Champions League della propria storia?


Avraham Grant: prima finale di Champions


Il subentro di Avraham Grant non è di quelli normali. Da DT in carica al Chelsea, viene spostato sulla sedia più bollente d’Inghilterra – quella di manager dei Blues, dopo le figuracce di inizio stagione dell’ultimo Josè Mourinho pre-triplete milanese – ad inizio stagione sportiva 2007-2008.

Nel dettaglio: lo Special One prima perde la Supercoppa Inglese contro il Manchester, poi pareggia la prima del girone di UCL contro il Rosenborg. Il 20 settembre è esonero.
Scelta inspiegabile quella della dirigenza che, invece di cercare un allenatore per costruire qualcosa di duraturo, siede Grant come traghettatore annunciato dopo sole pochissime partite dall’inizio della stagione. La scelta scellerata sembra trasformarsi in nonsense: Avraham non ha il patentino UEFA Pro e quindi non potrà allenare per più di dodici settimane, salvo una deroga da parte della FA.

Con buona pace della burocrazia, l’amico di Roman, raggiunge il secondo posto in campionato a sole due lunghezze dalla capolista, la finale della Coppa di Lega Inglese – poi persa contro il Tottenham – e, per la prima volta nella storia del club, la finale di Champions League, dopo aver battuto il Liverpool in una rivisitazione della sfida andata in scena nel primo anno della gestione di Mou.

Avraham porta il Chelsea a giocarsi la finale contro il Manchester United (ah, un altro deja-vu?) a casa del suo presidente: è la finale di Mosca, 21 maggio 2008. Un piede appoggiato in maniera casualmente errata vede scivolare Terry, il capitano, sul dischetto del rigore. Il pallone finisce fuori dopo aver scheggiato il palo alla sinistra di Van der Saar. L’errore che condannerà il Chelsea alla sconfitta sarà quello di Anelka. Lo United può gioire, Roman è visibilmente scosso ed in collera ma con un sorriso beffardo stampato sul volto. Grant, tre giorni dopo, non verrà rinnovato.

Roberto Di Matteo: seconda finale di Champions League


Corriamo velocemente alla stagione 2011-2012. Il 22 giugno 2011 un nuovo portoghese fresco di vittoria europea – l’Europa League – sempre con il Porto, viene chiamato alla guida del Chelsea. C’è aria di Special One 2.0 e c’è sempre un asse – anche se celata, questa volta – italo-russa. Corsi e ricorsi storici, dicono quelli bravi.

A proposito di storia e di fato, Andrè Villas-Boas non dura neppure un anno sulla panchina londinese. Al suo posto, il 4 marzo del 2012, subentra Roberto Di Matteo. Vice del portoghese da inizio anno e chiamato a salvare una stagione che – in quel momento – sembrava pressoché irrecuperabile (ricordiamo la sconfitta per 3 a 1 maturata al San Paolo durante l’andata degli ottavi di finale di Champions).

Sarà proprio il ribaltamento del risultato della gara d’andata con il Napoli, con il gol del definitivo 4-1 durante i tempi supplementari, inflitto da Branislav Ivanovic a dare la spinta per il prosieguo della stagione. Finale di FA Cup e di Champions League raggiunte.

Mentre Grant, quattro anni prima, aveva perso le due finali, il nostro connazionale batte prima il Liverpool nella sfida nazionale e poi il Bayern – in casa dei tedeschi – ai rigori, due settimane più tardi.

Il Chelsea è finalmente campione d’Europa e tutto avvenuto in maniera davvero rocambolesca.


Thomas Tuchel: terza finale di Champions League

Questa volta sono nove gli anni che Roman ha dovuto aspettare per vedere il Chelsea in una finale di Champions League. Tuchel subentra a fine gennaio, dopo essere stato esonerato dal PSG, prendendo il posto della bandiera Frank Lampard. Cinque sconfitte nelle ultime 8 gare di Premier possono bastare per Abramovich. Via la bandiera, dentro un allenatore che – comunque – ha bisogno di rilanciarsi. La partenza non è sprint – 0 a 0 contro i Wolves – e poi solo vittorie.

Però la storia, come già scritto in precedenza, è beffarda. Quarta posizione agganciata ed Europa che conta anche il prossimo anno – con buona pace della Superlega – ma, sopratutto, finale di FA Cup e finale di Champions. La partita di oggi – dalle 21 allo stadio Do Dragao, ad Oporto – arriva davvero come una consacrazione di un percorso importante iniziato nel 2003 dal magnate russo.

Ma, c’è sempre un ma: la finale di FA Cup, appena giocata contro il Leicester, ha portato alla luce vecchi fantasmi. Sconfitta in FA cup significherà, anche questa volta, perdere la finale di Champions?

Di fronte un team che pare assomigliare al Chelsea di Roman ma dieci anni più giovane, con investimenti ancora più massicci ed una culture creata a suon di “petroldollari” ed allenatori importanti alla guida. La certezza sarà la bellezza di una sfida che, da molti punti di vista, risulterà unica.

Tra le varie storie che si potevano raccontare attorno alla finale di Champions League 2020-2021, questa mi è sembrata la più peculiare, balzana ed assurda possibile.

Grant, Di Matteo, Tuchel ed il potere del traghettatore.

Unico condottiero, Roman Abramovich.

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