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Europeo 2004: la finale Grecia – Portogallo

Le sorprese non finiscono mai
Lisbona 2004
8 min

Euro 2004 è un ciclo iniziato ed esauritosi in meno di un mese. Partito da Oporto e concluso a Lisbona. Porto e Benfica, Alfa ed Omega ma – soprattutto – qualcosa di irripetibile ed unico. Una competizione in cui i gregari presero il sopravvento. Un campionato europeo divenuto famoso – almeno nelle nostre case – per il “biscottone” di stampo scandinavo preparato durante il girone e servito all’ultima giornata.

Tuttavia, è lo snodo di un’estate in cui il calcio europeo, e non solo, viene completamente rovesciato. Nazionali – e squadre di club, qualche settimana prima – storiche e meglio attrezzate che vengono annichilite e spazzate via dai sottovalutati: con una frase, la “rivolta delle Cenerentole d’Europa”. Allacciate le cinture: si parte con Portogallo – Grecia e si finisce allo stesso modo. In mezzo, c’è molto di più.

Il contesto storico

Inizia l’era dei social

Il 2004 non è il 2000. Nessun “millenium bug”, nessun pericolo informatico, nessuna crisi economico o bolla speculativa all’orizzonte. È un anno di tranquillità, in cui l’Unione Europea prende forma continentale abbracciando dieci nuovi paesi, caratterizzato da un unico “piccolo” avvenimento che, da qui a qualche anno, cambierà radicalmente il mondo che ci circonda: Facebook. Il 4 febbraio, un certo Mark Zuckerberg assieme ad alcuni suoi amici e colleghi decidono di mettere in rete gli studenti di Harvard. In poco tempo, il progetto riceve risposte talmente positive che in mezzo anno gli studenti iniziano ad accedere non solo dall’università del Massachusetts, portando la popolazione digitale a crescere in maniera esponenziale.

Zuckerberg festeggia il traguardo del miliardo di likes
Zuckerberg festeggia il traguardo del miliardo di likes
(📷/Getty Images)

Solo dopo pochi mesi Mark crea la corporation Facebook Inc.: è iniziata l’era dei social network, l’inizio di un nuovo tipo di vita sociale destinato a stravolgere la quotidianità di mezzo mondo. In Italia, il boom di questo social network – il primo dell’era moderna – avverrà solo 4 anni dopo, quando gli europei si giocheranno in Austria ed in Svizzera, mentre negli USA la cultura social prendeva il sopravvento, riempiendo il paese di video e cinguettii.

La stagione 2003/04

Nel frattempo, la stagione sportiva 2003-2004, in Italia, inizia con qualche perplessità in casa nerazzurra (Cuper confermato), con le classiche certezze bianconere e gli acquisti di Legrottaglie, Appiah e Miccoli.

I rossoneri, invece, si presentano ai nastri di partenza da Campioni d’Europa, con un nuovo entusiasmo dato da un acquisto che segnerà, nel bene e nel male, i successivi anni del Diavolo: Ricardo Izecson dos Santos Leite, in arte Kakà sbarca nella città meneghina dal San Paolo, e in pochi anni conquista il cuore dei tifosi e il calcio mondiale.

Sarà proprio il Milan a diventare campione d’Italia davanti alla Juventus, con protagonisti Carlo Ancelotti, che si prenderà una grossa rivincita nei confronti dei bianconeri che lo avevano scaricato qualche anno prima, e Andriy Shevchenko, che chiuderà la stagione da capocannoniere con 24 gol ed il Pallone d’Oro alla fine dell’anno solare. Una formazione tipo diventata, nel corso degli anni, una delle migliori degli ultimi vent’anni: Dida-Cafù-Nesta-Maldini-Pancaro-Gattuso-Pirlo-Seedorf-Kakà-Rui Costa-Shevchenko. Un undici in grado di dominare il campionato e di presentarsi ad aprile con i favori del pronostico per un primo storico triplete.

Il Milan perde 4-0 contro il Deportivo la Coruna
La fatal La Coruña (📷/Getty Images)

Tuttavia, la rivolta dei vinti è sul punto di esplodere e il quarto di finale di ritorno a La Coruna, dopo il 4-1 dell’andata a San Siro, è l’occasione perfetta per accendere la miccia e dare il via alla pirotecnica estate sportiva del 2004. Sentirsi vincitori prima del verdetto del campo è sempre molto pericoloso nel mondo del pallone e quel grande Milan pensa di affrontare una passeggiata galiziana, che invece si trasforma in un incubo lucido, dal quale non puoi scappare: Pandiani, Valeron, Luque e Fran. 4-0 e il Deportivo è in semifinale, eliminando in back to back le due finaliste dell’edizione 02/03 e di conseguenza tutta l’Italia.

Una competizione europea segnata dalle sorprese che nella fase ad eliminazione diretta vede il Porto eliminare in sequenza il Manchester United di Sir Alex Ferguson, il Lione e il boia Deportivo La Coruna, per presentarsi in finale contro un’altra grande sorpresa, il Monaco di Didier Deschamps, che ha eliminato la Lokomotiv Mosca, giustiziera dell’Inter ai gironi, il Real Madrid dei Galacticos e il Chelsea, che aveva buttato fuori dalla coppa l’Arsenal degli Invincibili.
A Gelsenkirchen non c’è storia e il Porto conquista la coppa dalle grandi orecchie per 3-0: ha inizio l’era dello Special One, Jose Mourinho.

La prima Champions League di Mourinho, il Porto è campione d'Europa
La prima Champions League di Mourinho (📷/Getty Images)

I gironi ad Euro 2004

Il Portogallo e il girone A

A proposito di Portogallo, dal 12 giugno partono gli Europei e la UEFA ha assegnato l’organizzazione proprio ai lusitani, che vengono da una cocente delusione ai Mondiali del 2002, eliminati ai gironi da Corea del Sud e Stati Uniti, ma che sono trainati dal trionfo del Porto e sono giunti alla piena maturità nei loro campioni, Luis Figo, Pauleta, Maniche e Rui Costa, a cui si è aggiunto un giovane ragazzo pronto a cambiare le sorti del calcio europeo: Cristiano Ronaldo, reduce dalla prima stagione all’Old Trafford.

Per il resto, le favorite dell’Europeo sono le solite due, i campioni in carica e i loro vice, la Francia e l’Italia, che quattro anni prima si erano giocati la finale al supplementare e due anni dopo si giocheranno il Mondiale ai rigori sotto il cielo di Berlino.

Cristiano Ronaldo a Euro 2004
Un giovane Cristiano Ronaldo
(📷/Getty Images)

Nel girone A, la partita inaugurale del torneo, Portogallo-Grecia ad Oporto, regala la prima sorpresa con i greci che vincono 2-1, stando avanti per tutta la partita e subendo la rete portoghese nel recupero, firmata da Cristiano Ronaldo, alla prima di una lunga serie di reti europee che gli varranno il record all time di marcature diciassette anni dopo.

I greci non si qualificavano per un torneo maggiore dal Mondiale americano e non arrivavano alla fase finale dell’Europeo da 24 anni ma alla vigilia dell’ultima giornata sono primi a parimerito con gli spagnoli, con cui hanno pareggiato 1-1, e davanti ai portoghesi, che hanno bisogno di vincere il derby iberico per passare il turno. Nuno Gomes, uomo da campionato europeo, decide il match e porta i favoriti del girone ai quarti e per gli spagnoli non basta neanche la sconfitta 2-1 della Grecia contro i russi, a causa del minor numero di reti segnati: una situazione paradossale per una nazionale ellenica che baserà i propri risultati nella competizione sulla solidità difensiva.

Girone B

Nel girone B, passano le due big con la Francia prima e l’Inghilterra seconda. Tuttavia, i campioni in carica non hanno brillato particolarmente, battendo gli inglesi con una doppietta di Zizou nel recupero, pareggiando contro i croati dopo essere stati sotto e battendo gli svizzeri con una doppietta di Henry tra il 76esimo e l’84esimo. Insomma, il talento è infinito e manifesto nella figura di Thierry, autore di 39 reti con l’Arsenal, e Zinedine ma qualche scricchiolio c’è.
Al contrario, gli inglesi si stanno godendo la sua generazione di fenomeni con Lampard, Rooney, Gerrard e Scholes tutti in rete.

L’Italia e il girone C

L’Italia si presenta ai nastri di partenza guidata dal Trap, reduce dalla delusione cocente e dolorosa dei Mondiali coreani ma ricchissima di talento in tutte le zone de campo: Buffon, Cannavaro, Nesta, Zambrotta, Pirlo, Del Piero, Totti, Vieri e, soprattutto per gli amanti del folle genio calcistico, il nuovo fenomeno proveniente da Bari Vecchia: Antonio Cassano, reduce dalla sua miglior stagione in maglia giallorossa. Il percorso degli Azzurri si apre con un pareggio a reti bianche con la Danimarca mentre la Bulgaria viene demolita prima dalla Svezia e poi dalla Danimarca.

Totti vs Poulsen
Faccia a tra Totti e Poulsen (📷/Getty Images)

La Nazionale di Trapattoni si trova alla seconda partita già all’ultima spiaggia ma è senza Totti, che nel pareggio con i danesi si è reso protagonista in negativo sputando su Poulsen e, ripreso dalla prova televisiva, è stato squalificato. Fantantonio segna il gol del vantaggio ma Ibrahimovic risponde a cinque minuti dalla fine: è 1-1.

Nell’ultima giornata del girone, l’Italia deve vincere con i bulgari e sperare che Danimarca e Svezia non pareggino 2-2. Subiamo il gol di Petrov su rigore a fine primo tempo, pareggiamo appena iniziata la ripresa e la ribaltiamo sempre con il talento barese che mentre esulta correndo verso centrocampo apprende la notizia tragica: i danesi sono sì andati avanti due volte ma si sono fatti riprendere in entrambi i casi.

È 2-2, quello che nel Bel Paese diventerà il caso emblematico del Biscotto sportivo, e gli Azzurri sono fuori ai gironi mentre i tifosi scandinavi festeggiano salutando l’uscita degli Spaghetties.

Il Biscotto tra Svezia e Danimarca, 2-2 e l'Italia esce da Euro 2004
Un biscotto poco prevedibile (📷/Getty Images)

Girone D

Nell’ultimo raggruppamento, la generazione d’oro ceca vince tutte e tre le partite di misura mentre l’Olanda finisce davanti ai tedeschi, giunti alla seconda eliminazione consecutiva alla fase a gironi dopo 30 anni di dominio assoluto. Quando la Germania esce così presto, è sempre una sorpresa ma la disfatta di Lisbona all’ultima giornata non sorprende così tanto, specialmente dopo lo sciapo 0-0 contro i lettoni, visti come vittima sacrificale.

Tuttavia, la Mannschaft sta crescendo una nuova classe di talenti e di giocatori in rampa di lancio tra i vari Lahm, Klose, Ballack, Schweinsteiger e Podolski, che due anni più tardi si schianteranno in casa solo sugli Azzurri di Lippi, costringendo Caressa e Bergomi a preparare le valigie e comprare un biglietto per Berlino.

I quarti di finale a Euro 2004

Portogallo – Inghilterra

Ad aprire i quarti di finale, tocca ai padroni di casa che sfidano l’Inghilterra in un match che sa un pochino di finale sul palcoscenico del Da Luz di Lisbona. Apre Michael Owen dopo appena tre minuti e gli inglesi sembrano pronti a prendersi la semifinale fino a sette minuti dal termine quando Postiga pareggia e manda il match ai supplementari.

A dieci minuti dalla fine, tocca a Rui Costa portare i lusitani ad un passo dal traguardo, prima di vedere Frank Lampard spingere in rete il gol che significa rigori. Apre Beckham sbagliando e i portoghesi sono di nuovo pronti ad esultare, finché Rui Costa non calcia male a sua volta; si va ad oltranza e sale sul podio del protagonista il portiere del Portogallo Ricardo che prima para il rigore di Vassell e poi segna a sua volta la marcatura decisiva mandando un intero paese in estasi davanti ai suoi beniamini. Come è duro il destino per gli inglesi però…

Svezia – Olanda e Repubblica Ceca – Danimarca

Non è l’unico quarto che si decide dagli undici metri: Svezia e Olanda chiudono il loro match 0-0 e il doppio errore di Ibra e Mellberg condannano i pasticcieri. Gli altri chef del biscotto azzurro sono a loro volte vittima della fase ad eliminazione diretta, scontrandosi con la macchina da guerra d’inizio Europeo, la Repubblica Ceca alla quarta vittoria su quattro partite con un rotondo 3-0.

Francia – Grecia

Il quarto mancante vede affrontarsi Francia e Grecia, nell’ennesimo scontro tra mitologico tra gigante e uomo di questo folle 2004. I francesi sono lenti e vivono delle individualità, che vengono dominate dalla tattica e l’aggressività greca, che organizzano uno spettacolo teatrale di pressione e solidità difensiva. Charisteas incorna il vantaggio con un colpo di testa imperioso e i campioni in carica non incidono: è 1-0, la Grecia è in semifinale e Davide ha sconfitto ancora una volta Golia. Ma vuoi vedere che questi greci sono l’ennesima inaspettata sorpresa di questa stagione calcistica?

Le semifinali a Euro 2004

Portogallo – Olanda

La prima semifinale spetta ancora ai padroni di casa che allo stadio José Alvalade cercano la prima finale della loro storia in una competizione maggiore. La quantità di talento dice che il 30 giugno a Lisbona è il momento giusto per infrangere il tabù e il pubblico spinge i lusitani in un match vibrante.

Apre Ronaldo di testa da calcio d’angolo, raddoppia Maniche, un giocatore incredibile, quando in giornata, che ha appena vinto la Champions con lo Special One e insacca il raddoppio con una staffilata di destro. L’autogol di Andrade sembra riaprire il match ma il peso fisico del quarto di finale è troppo per gli olandesi e la rimonta non si chiude.
Il Portogallo è la prima finalista, in casa, nell’anno d’oro del calcio rossoverde.

Grecia – Repubblica Ceca

Nell’altro match, due sorprese, Grecia e Repubblica Ceca, anche se i pronostici sembrano essere abbastanza direzionati: è vero che i greci hanno battuto nei gironi il Portogallo e nei quarti la Francia ma i cechi hanno vinto tutte le partite, battendo Olanda e Germania, e il gioco iper difensivista degli ellenici prima o poi dovrà crollare contro una squadra con più talento.
La Repubblica Ceca crea di più, si stampa sulla traversa e protesta per un rigore dubbio non fischiato da Collina ma alla fine tocca ai tempi supplementari, con un piccolo plot twist rispetto agli anni del Golden goal.

La UEFA ha introdotto il silver goal, una versione meno invasiva rispetto al fratello dorato per cui se una squadra avesse segnato durante il primo extra-time, l’altra avrebbe avuto il tempo di pareggiare fino alla fine di quel tempo. Peccato per i cechi che i greci sono benedetti dai loro antichi dei e il gol del romanista Dellas durante il recupero della prima metà di supplementare ha l’effetto di una condanna immediata: l’incredibile Grecia di Rehhagel è in finale contro i padroni di casa.

La finale di Euro 2004: Grecia-Portogallo

Formazioni di Grecia Portogallo, finale di Euro 2004

Ormai il copione per i match degli ellenici è sempre lo stesso: gli avversari sono favoriti. Tuttavia, in questo caso è difficile dare torto ai bookmaker, soprattutto guardando la trequarti della nazionale lusitana che evidenzia i nomi di Cristiano Ronaldo, Deco e Luis Figo. In panchina? Rui Costa, che fa compagnia ad un altro grande protagonista della competizione quattro anni prima, Nuno Gomes che fa panchina a Pauleta. Al contrario, i greci sono una squadra di undici buoni mestieranti che non hanno avuto una grande carriera prima ne tanto meno l’avranno dopo.

La vera star della squadra è in panchina, nella figura di Otto Rehhagel famoso per i due titoli tedeschi vinti con il Werder Brema, che non vinceva un titolo da più di vent’anni, ma soprattutto per quello vinto con un Kaiserlautern neopromosso nel 1998, l’ultima volta che una squadra proveniente dalla seconda divisione ha vinto un titolo.

Rehhagel ha impostato una squadra che poco condivide con il gusto artistico ellenico ma che porta nella terra degli dèi il pragmatismo tedesco, costruendo un 4-3-3 che più somiglia a un 5-4-1, con Katsouranis a scendere tra i difensori centrali per fornire ulteriore copertura. Le partite della nazionale ellenica sono dure e noiose però, in un modo o nell’altro, continua a vincere e avanzare.

Primo tempo

Per i primi 56 minuti, la sceneggiatura resta la stessa e a vincere sono la tattica e la lotta a centrocampo. I portoghesi dominano la palla e schiacciano i greci ma l’unica occasione per i lusitani è per Miguel che al 13esimo calcia dal limite un bel destro incrociato allungato in angolo da Nikopolidis. L’altra chance è per gli ellenici che combinano al limite dell’area dove Katsouranis verticalizza un bel pallone per Charisteas appena troppo lungo.

Raccontare il resto del primo tempo è complicato e facilissimo, visto che succede poco niente e le uniche conclusioni dei favoriti sono tiri dalla distanza che non impensieriscono il numero 1 in maglia blu. Il primo tempo finisce 0-0 e il Da Luz inizia a temere di essere l’antagonista di una tragedia greca.

Secondo tempo

Al 56esimo, l’episodio che cambia il match: angolo di Basinas, blocco al limite di Vryzas sul portiere portoghese e Charisteas che stacca in anticipo sulla difesa e l’estremo difensore e insacca nella porta sguarnita: è 1-0 Grecia, il miracolo si sta materializzando. A questo punto, il Portogallo si lancia in avanti mentre Rehhagel mette su un fortino difensivo che, come sempre, sembra sul punto di cedere ma non cede mai.

Gol del vantaggio di Charisteas
Esultanza di Charisteas (📷/Getty Images)

Al 59esimo, Ronaldo calcia dal limite un destro respinto agilmente mentre al 74esimo mette giù una palla illuminante di Rui Costa ma calcia alto di sinistro sull’uscita di Nikopolidis.
All’81esimo, Carvalho prova l’ennesimo tiro dalla distanza ma il numero 1 ellenico respinge verso l’esterno. Sembra tutto finito quando Figo verticalizza al limite dell’area per Nuno Gomes, che controlla e calcia di sinistro appena largo alla destra del portiere.

È l’ultima occasione del match e nella folle estate del 2004 ad alzare il trofeo è ancora una volta la squadra che nessuno si aspettava. La Grecia è campione d’Europa e Rehhagel potrebbe essere portato in braccio sull’Olimpo da una nazione sempre stata divisa ma unita dal miracolo del pallone.

La follia del calcio si estenderà un po’ più in là nel tempo, rimanendo in Grecia ma cambiando sport. Ad Atene, nei giochi olimpici, la selezione argentina di basket sconfigge i campionissimi americani e, guidata dal duo Luis Scola e Manu Ginobili, giunge a giocarsi il trofeo contro una straordinaria nazionale Azzurra. Purtroppo per noi, la medaglia d’oro la porta a casa la Selecion, mettendo in scena l’ultimo grande atto del pazzo 2004 sportivo.

Un 2004 su cui rimarrà per sempre impressa la bandiera bianco e blu di un paese in festa, testimone della più grande impresa calcistica della storia. Danimarca e Leicester permettendo.

Abbiamo scritto anche delle altre edizioni degli Europei: ’68, ’72’76’80’84, ’88, ’92, ’96, ’00’08, ’12, ’16.

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