Scritto da Calcio Estero

I migliori assist di Dani Alves per Messi

Analisi dettagliata di cinque opere d’arte
Dani Alves Messi come Wade e Lebron
5 min

Dei tanti giocatori con cui Lionel Messi ha condiviso la sua carriera blaugrana, alcuni più di altri hanno sviluppato una grande intesa con l’argentino. Iniesta e Xavi sono state le armi perfette per esaltarne il genio, Neymar l’amato apprendista che ha scelto di diventare grande da solo, Suarez il punto di riferimento prediletto, in campo e fuori. Ma senza ombra di dubbio è stato Dani Alves il partner più spettacolare di Messi. Probabilmente anche il preferito di Leo, grazie ai numerosi assist.

Il rapporto tecnico Dani Alves – Messi

Abbraccio tra Dani Alves e Messi dopo un assist del brasiliano
Clasico gesto d’affetto tra i due protagonisti (📷/Pinterest)

La loro connessione rappresenta un unicum. Leo e Dani si sono sempre cercati. Non solo nei pressi della porta avversaria, ma su tutto il rettangolo verde. Innumerevoli sono le circostanze in cui i due si sono scambiati la palla anche in zone di campo e situazioni di gioco teoricamente poco congrue al palleggio. Erano uno l’opzione preferita dell’altro. Il primo sguardo era sempre al compagno, nella speranza di trovare una via percorribile verso di lui.

Messi e Dani Alves effettuavano assieme anche il riscaldamento prima di ogni partita, quasi fosse una dichiarazione d’intenti. Hanno imparato a conoscersi così bene che sapevano sempre dove e come trovarsi. I loro movimenti erano coordinati e spesso propedeutici, come una coreografia in cui i due danzatori sono legati tra loro da un elastico che si allunga e si accorcia, ma non si spezza mai. E quando hai quella tecnica, se impari a conoscerti, trovarsi diventa una logica conseguenza. 

Nessuno ha servito tanti assist a Messi quanti il terzino brasiliano, a testimonianza di come la loro connessione fosse veramente a tutto campo.

Emblematico l’aneddoto riportato da Dani Alves in un’intervista successiva alla vittoria del suo Brasile nella Copa America del 2019. Raccontò di quella volta in cui contraddisse Guardiola, che gli chiedeva di evitare i passaggi diretti dal terzino all’ala, che non offrono progressione. Dani Alves rispose che non sarebbe stato opportuno farlo perché Messi non poteva restare più minuti senza toccare la palla: la squadra non poteva permettersi che Leo si scollegasse dalla partita. Col tempo anche Pep fu costretto a dargli ragione.

La riconoscenza di Dani Alves

Difficile però, nonostante l’alchimia, trovare due personalità tanto differenti. Sfrontato e carismatico il brasiliano, riservato e silenzioso l’argentino. Messi ha sempre desiderato essere semplicemente il più forte calciatore al mondo, senza sentirsi in dovere di elevare il suo personaggio oltre la dimensione calcistica. Al contrario, Dani Alves ama essere al centro dell’attenzione, adora sentirsi osservato e si sente pienamente a suo agio quando si parla di lui. Vive per alimentare la sua immagine fuori dal campo, coerentemente con quello che è ormai diventato il suo personaggio.

Sergino Dest
Sergino Dest (📷/CricketSoccer)

In una recente intervista è stato chiesto al brasiliano quale consiglio si sentisse di dare a Sergino Dest, terzino destro appena approdato in blaugrana dall’Ajax e considerato il suo possibile erede.

Dalla risposta dell’ex laterale emerge tutto ciò che è necessario sapere per comprendere l’unicità del suo rapporto con Messi: «Passare la palla a Leo». In fondo, è quello che ha sempre fatto l’ex numero 22 del Barcellona. E non si è quasi mai rivelata una cattiva idea.

Ho pensato dunque di raccogliere quelli che per me sono i gol più significativi di Messi tra quelli segnati in collaborazione con Dani Alves: quelle reti che anche il più grande giocatore di sempre non avrebbe potuto segnare con nessun altro ad esclusione del suo partner migliore.

Non necessariamente i gol più belli, ma ognuno con un significato che trascende il semplice valore tecnico.

Numero 5: Barcellona – Bayern Monaco (2015)

Contesto

Barcellona e Bayern Monaco si affrontano nella semifinale di andata della Champions League 2014/2015. Pep Guardiola torna per la prima volta da avversario al Camp Nou, in quello che per anni è stato il suo giardino di casa sia da calciatore che da allenatore. La partita è piuttosto bloccata ed un pareggio senza reti sembra essere inevitabile, complice anche il clamoroso stato di forma di Neuer che nel primo tempo salva il risultato su Suarez prima e Neymar poi. 

Assist Dani Alves per Messi

A 15 minuti dalla fine, però, ecco l’episodio che cambia la gara e la qualificazione. Dani Alves recupera palla sulla trequarti avversaria e con un tunnel si libera di Xabi Alonso. La palla arriva a Messi che dai 20 metri trafigge Neuer, portando avanti i blaugrana. 

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L’azione del goal non è particolarmente spettacolare, almeno non se rapportata agli standard a cui quel Barça ci ha abituati. Quello che però rende questa giocata speciale sono la personalità e la facilità di esecuzione del terzino brasiliano che riesce a liberarsi dell’avversario con un tunnel in una situazione e in un momento della partita molto delicati. Sorprende anche come Dani Alves dopo l’esecuzione del dribbling non abbia bisogno di alzare la testa per trovare il compagno. Sembra conoscere perfettamente lo scenario, come un regista che attende solo il finale di un film che lui stesso ha immaginato e realizzato.

Numero 4: Atletico Madrid – Barcellona (2009)

Contesto

Ottavi di finale della Copa del Rey. Al “Vicente Calderon” di Madrid si incontrano il Barcellona di Pep Guardiola contro l’Atletico di Javier Aguirre. I catalani vinceranno la partita 1-3 grazie alla tripletta del solito Messi, ma quella che ricordiamo di questa partita è soprattutto la prima delle tre reti dell’argentino. Messi parte largo sulla fascia destra e converge verso il centro, alla ricerca dell’uno contro uno o di un compagno con cui dialogare.

Assist Dani Alves per Messi

Dani Alves, che ha scambiato la posizione con Messi, come spesso accadeva, si ritrova nella posizione di trequartista. L’argentino cerca il compagno con lo sguardo e decide di usarlo come “muro” per superare gli avversari. Dani Alves capisce l’intenzione del suo numero 10 e orienta immediatamente il suo corpo in maniera tale da essere nelle condizioni ideali per mettere il compagno davanti al portiere. Il passaggio di ritorno con cui permette a Messi di concludere non è banale: lo spazio dove la palla può passare è limitato e deve essere dosato perfettamente per eludere l’intervento dei difensori.

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Il colpo di tacco con cui il numero 22 blaugrana raggiunge Messi non è solo perfetto per l’esecuzione ma anche sorprendente in primis per i difensori avversari, che non si aspettano una giocata simile nel momento in cui Dani Alves riceve il pallone. Forse l’uno-due si sarebbe potuto chiudere con un semplice passaggio di piatto senza che l’esito finale dell’azione cambiasse, ma la banalità non è mai stata di casa a Barcellona, soprattutto nell’era Dani Alves.

Numero 3: Barcellona – Estudiantes (2009)

Contesto

Finale del mondiale per club, Barcelona – Estudiantes, tempi supplementari. Il risultato è fermo sull’1-1 ed i catalani hanno bisogno di un gol per diventare la prima squadra nella storia a vincere 6 trofei in un solo anno.

Assist Dani Alves per Messi

Dani Alves avanza sulla trequarti avversaria, e si avvicina al vertice destro dell’area. Non ha compagni vicini con cui scambiare e decide dunque di puntare lo sguardo verso l’area di rigore. Qui, ad altezza del primo palo, staziona Ibrahimovic, arrivato l’estate precedente per un’esperienza che si rivelerà poco esaltante, ma che inizialmente fornisce ai catalani un’alternativa all’ormai tradizionale Tiki-taka.

Tutti si aspettano che il cross del terzino brasiliano vada alla ricerca del centravanti, ma Dani Alves ha altre idee: il suo traversone, forte e preciso, aggira la linea difensiva avversaria e finisce più vicino al dischetto del rigore, nella zona di Messi. Dopo essersi liberato della marcatura, il numero 10 argentino si tuffa per colpire di testa, ma accorgendosi che la palla è troppo bassa, è costretto ad impattare la sfera con il petto, riuscendo comunque a segnare il gol vittoria. 

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Perché questo gol è tanto speciale? Principalmente perché è una giocata poco razionale, statisticamente a bassa percentuale realizzativa. Cercare il tuo “centravanti” di 169 centimetri contro una difesa schierata non sembra essere la migliore delle idee. Certamente va sottolineata la precisione del cross di Dani Alves, anche se vista la qualità del brasiliano è forse la cosa che stupisce meno.

Ciò che invece colpisce maggiormente è la ricerca di Messi da parte del terzino blaugrana anche in una situazione di gioco apparentemente non favorevole. Tutti avrebbero cercato la testa di Ibra, ma Dani Alves si fida ciecamente del suo numero 10 al punto da servirlo anche con un cross dalla trequarti. Non importa il contesto, l’unica cosa che conta è dare la palla al compagno preferito, quello designato per vincere le partite.

Numero 2: PSG – Barcellona (2013)

Contesto

Andata dei quarti di finale di Champions 2012/2013. Messi subirà un infortunio poco prima dell’intervallo che lo costringerà ad abbandonare il campo al 45esimo, ma riesce comunque a lasciare un segno indelebile in un pirotecnico pareggio per 2 a 2 al Parco Dei Principi. È lui infatti a siglare la meravigliosa rete del momentaneo 1-0.

Assist Dani Alves per Messi

Dani Alves addomestica una palla vagante nella zona centrale del campo, all’altezza della trequarti avversaria. Prima ancora che la palla tocchi terra, il terzino brasiliano alza la testa alla ricerca di un compagno da servire. Con la coda dell’occhio vede Messi che, defilato sul lato sinistro del campo, alza il braccio per chiamare il passaggio. Il movimento della Pulce oltre la linea difensiva non è seguito dalla difesa parigina e si apre un corridoio verso la porta di Sirigu. Per eludere il tentativo di pressing di Ibrahimovic (ora avversario) e rubare un prezioso tempo di gioco, Dani Alves colpisce la palla con un meraviglioso esterno destro, servendo con i tempi giusti il compagno che segna con un diagonale impeccabile. 

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Ad impressionare in questo gol sono la velocità e la facilità di esecuzione dei gesti tecnici di entrambi i protagonisti. Non è la prima volta che il Barcellona esegue un’azione simile (pochi anni prima gli stessi Messi e Dani Alves avevano segnato un gol praticamente identico contro il Basilea), eppure gli avversari sembrano costantemente sorpresi e incapaci di fermare questa combinazione.   

Sembra tutto facile: un’azione programmata, studiata e provata nei minimi dettagli, ma allo stesso tempo tremendamente naturale e spontanea. Basta un semplice gesto, la mano alzata di Messi, per innescare una serie di movimenti e gesti perfettamente coordinati che, nonostante siano noti agli avversari e dunque potenzialmente arginabili, sono eseguiti troppo bene per essere resi innocui.

Questo gol riassume in un certo senso ciò che sono stati Messi e Dani Alves per gli avversari: prevedibili ma allo stesso tempo impossibili da decifrare. Se da un lato avevi la certezza che i due si sarebbero passati il pallone, dall’altro difficilmente riuscivi a leggere le loro giocate.
E nei rari casi in cui da avversario riuscivi a intuire le loro intenzioni, l’esecuzione tecnica dei gesti era talmente impeccabile da eludere ogni intervento.

Numero 1: Barcellona – Real Sociedad (2010)

Contesto

A mio parere, il gol più rappresentativo e irripetibile, uno dei miei preferiti di sempre. Liga 2010/2011, Barcelona – Real Sociedad. Il Barca è in vantaggio 2-0 all’inizio del secondo tempo. Poi la magia.

Assist Dani Alves per Messi

Messi e Alves si scambiano la palla prima di giocarla a Xavi. Il metronomo spagnolo la restituisce all’argentino che nel frattempo si è defilato sull’esterno, scambiando ancora una volta la posizione con Dani Alves e lasciando al brasiliano il centro. Diventa interessante osservare la gestione dello spazio del Barcellona. «Il nostro centravanti è lo spazio», ripeteva incessantemente Guardiola. In questa situazione infatti Messi, che agisce da falso nove, si abbassa all’altezza del centrocampo per ricevere il pallone, e lascia libero il corridoio centrale per l’inserimento degli altri giocatori, Dani Alves nella circostanza. Il terzino brasiliano rimane comunque inizialmente lontano dalla porta per dialogare con Messi.

I due compagni si scambiano la palla tre volte e, ad eccezione di Xavi all’inizio dell’azione, la toccano solo loro. Si divertono mentre giocano, sembrano giocare in una dimensione differente rispetto agli altri. Dani Alves rimane sempre centrale rispetto a Messi. Addirittura, alla fine dell’azione, ricopre una posizione da centravanti vero e proprio. Il passaggio con cui libera l’argentino al tiro è da navigato numero 9: spalle alla porta chiude il triangolo con il compagno, mandandolo in porta con una sponda precisa.

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Anche in questa occasione Dani Alves funge da “muro” per Messi: il 10 blaugrana utilizza il compagno come ognuno di noi ha utilizzato almeno una volta le pareti degli edifici nelle partite in strada da bambino. Il terzino brasiliano è per Messi uno strumento per superare gli avversari, un appoggio alternativo al dribbling tradizionale.
Dani Alves restituisce il pallone al compagno sempre nel modo e con il tempo giusto, permettendo all’argentino di eludere il tentativo di recupero della difesa avversaria.

L’irripetibile alchimia

Per realizzare un gol simile, e in generale per giocare così bene insieme, entrambi i protagonisti devono pensare e vedere il calcio allo stesso modo: non basta affinare l’intesa per anni, è necessaria una connessione naturale che può essere allenata ma non creata dal nulla.
La sensazione è che Messi e Dani Alves fossero nati per giocare insieme, più di chiunque altro. Hanno sempre dato l’impressione di potersi trovare anche bendati, senza la necessità di vedere la posizione del compagno sul campo. 

Lionel Messi e Dani Alves insieme in una delle tante esultanze
Lionel Messi e Dani Alves insieme in una delle tante esultanze (📷/FootTheBall)

C’è però anche un aspetto negativo in questa connessione esclusiva: non si può ripetere. Per nostra sfortuna, anche questi due fenomeni hanno un difetto: non giocheranno mai più insieme. E questo sì che è davvero un peccato.

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