Scritto da Analisi Tattica/Stats

Il nuovo volto del PSG di Luis Enrique

7 min

Il PSG ha scelto di non continuare sulla linea confusionaria degli ultimi anni e ora chiede a Luis Enrique una missione impossibile: riportare la tranquillità al Parco dei Principi

È l’anno zero a Parigi, per l’ennesima volta. Puntualmente al termine di ogni stagione il progetto precedente viene accantonato e si ricomincia da zero, generando hype ed aspettative a suon di acquisti roboanti e ambizioni stellari. Stavolta no o, meglio, non del tutto. La dirigenza del PSG ha individuato in Luis Enrique l’uomo per rilanciare l’immagine del club, fortemente deteriorata dalle voci di spogliatoio e aggravata dalla fine dell’avventura di Messi e, probabilmente, di Mbappé. L’ex commissario tecnico della Spagna ha subito chiarito le sue condizioni: pieni poteri di gestione e leadership interna, una ricetta che ben eseguita potrebbe riportare la squadra ad una tranquillità che manca ormai da troppo tempo. 

Anche le scelte di mercato operate finora tendono in questa direzione: giocatori under-23 o da rilanciare dopo aver terminato le precedenti avventure con delle difficoltà. Milan Skriniar, dopo essere stato il leader difensivo dell’Inter per diversi anni, si è visto togliere il posto a causa del mancato rinnovo e dei tanti problemi fisici che hanno accompagnato la sua ultima stagione; Marco Asensio non riusciva a trovare lo spazio che voleva in quel di Madrid e anche lui ha scelto di non prolungare il contratto; Lucas Hernandez continua a non attirare le attenzioni della dea bendata e i continui infortuni stanno minando la carriera di un centrale di livello assoluto. Insomma, l’idea di rilanciare il PSG rilanciando a loro volta questo tipo di giocatori è tangibile e coadiuvata dalla volontà di sviluppare a Parigi i futuri campioni, come dimostrato dall’arrivo di Ugarte, Kang-in Lee e Cher Ndour. Il solco con il passato è tracciato ma appare lecito chiedersi, cosa dobbiamo aspettarci dal Paris Saint-Germain? Abbiamo provato a rispondere all’interno di questo articolo. 

L’ idea tattica di Luis Enrique

Analizzando la carriera del nuovo allenatore del PSG, in particolare l’ultima esperienza alla guida della Spagna, è possibile farsi un’idea iniziale di quali potrebbero essere le idee di gioco che porterà al club parigino. Come si vede nelle foto al termine del paragrafo, Luis Enrique è solito schierare una linea difensiva a quattro uomini con un giocatore a fare filtro in mediana, due mezz’ali dotate di ottima tecnica e importanti qualità fisiche, un riferimento centrale e due laterali avanzati. I tre centrocampisti e l’attaccante centrale formano un rombo in fase di primo possesso palla che poi si scompone permettendo ai giocatori di variare per sfruttare gli inserimenti degli altri interpreti.  

Linea difensiva a quattro uomini con un giocatore a fare filtro in mediana, due mezz’ali dotate di ottima tecnica e importanti qualità fisiche, un riferimento centrale e due laterali avanzati

Infatti, due degli uomini chiave nell’idea di gioco di Luis Enrique sono gli esterni di difesa che li si trova praticamente ovunque per il campo. Il video sottostante è particolarmente esplicativo. Come scritto poc’anzi, la mezz’ala – Gavi in questo caso – si stacca dal rombo e va ad occupare la posizione precedentemente di competenza del terzino destro (Llorente), il quale si fionda in avanti superando anche l’esterno avanzato fino ad arrivare sulla linea dell’attaccante. Grazie al raddoppio avversario su Ferran Torres, Llorente torna ad attaccare la fascia in profondità generando una superiorità che però si risolve in un nulla di fatto. 

Molto più spesso però il terzino resta sulla linea degli attaccanti e va a fare densità in area. In questa clip c’è una soluzione molto simile alla precedente. Stavolta è Pedri a staccarsi dal rombo e permettere a Llorente di raggiungere Asensio. Qui Ferran riesce ad attaccare la profondità e viene servito splendidamente dal suo compagno di squadra. L’ex City ha subito l’opportunità di crossare e creare un vantaggio, generato dal fatto di aver portato così velocemente tre uomini in area di rigore (il terzino, il centravanti e la mezz’ala sulla fascia opposta) facendo collassare la difesa avversaria. Anche in questo caso si risolve in un nulla di fatto a causa di un errore sul traversone ma l’idea di avere la possibilità di usare questo tipo di set con un giocatore come Hakimi che occupa il 97esimo percentile tra gli esterni per non-penalty xG (0.15), il 98esimo per progressive passes ricevuti (9.98) e il 95esimo per tocchi nell’area di rigore avversaria (3.28).

In determinati casi, anche a seconda della combinazione tra giocatori, terzino ed esterno offensivo si invertono, con il primo che resta largo ed il secondo che si accentra, come si vede nel video sottostante. Jordi Alba si stacca appena Pedri lascia il rombo e si allarga a sinistra con Dani Olmo che si avvicina ad Asensio. Il centrocampista del Barcellona disegna una traiettoria che si stampa sui piedi di Alba. In questo caso la difesa del Marocco è perfetta negli scivolamenti e il laterale è costretto ad un cross completamente innocuo però anche qui la verticalizzazione genera un vantaggio notevole. È possibile immaginare che queste differenze saranno evidenti anche nel PSG. Nuno Mendes è un giocatore che dà il meglio di sé sulla fascia e con ottime capacità di cross (96esimo percentile per assist nei 90 minuti), e Neymar negli ultimi anni tende ad accentrarsi ancora di più. Questa combinazione potrebbe favorire soluzioni potenzialmente letali e c’è da starne certi, a Parigi ne vedranno delle belle.

Un’altra figura chiave per capire l’idea di gioco di Luis Enrique è quella del centravanti. Come scritto precedentemente è la punta avanzata del rombo che si crea tra centrocampo e attacco, capace di staccarsi quando viene raggiunto dal terzino o di rimanere centrale quando affiancato da due uomini. Un’altra soluzione che prevede di sfruttare a pieno il suo utilizzo, come ricorderà molto bene anche Luis Suarez, è attaccare la profondità. La qualità nei passaggi dei centrali di difesa o della mezz’ala che si stacca è tale da poter disegnare traiettorie precisissime come quella nel video. In questo caso Asensio è troppo frettoloso e probabilmente l’inserimento di Ferran è tardivo ma è facile vedere il vantaggio generato in pochissimi secondi. Questa è anche una delle ragioni che ha spinto i parigini a mettere sotto contratto Asensio. Vista la probabile cessione di Mbappé c’è da aspettarsi un altro movimento in entrata ma nel frattempo lo spagnolo, capace di occupare diverse zone del campo nella trequarti offensiva, sarà molto utile per replicare scenari come questo. 

L’impatto dei volti nuovi

Il PSG è stato molto attivo finora sul calciomercato, anche e soprattutto per soddisfare le richieste del nuovo allenatore. Se prevedere l’andamento dei nuovi acquisti è impossibile, risulta più facile cercarli di calare nel contesto tattico del nuovo tecnico. L’investimento fatto sulla difesa è stato molto importante: sulle fasce non c’era nullo da toccare mentre al centro è cambiato molto. Marquinhos resta il leader della linea arretrata ma l’arrivo di Skriniar e Hernandez offre soluzioni molto interessanti. Se il ruolo di vertice basso è da sempre stato affidato a Verratti adesso le cose potrebbero leggermente cambiare con l’arrivo di Ugarte, vederli giocare insieme non è improbabile, resta solo da capire come. Cher Ndour si unisce a quella colonia di giovani dal talento cristallino che possono rappresentare la squadra del futuro ma che riusciranno a trovare già spazio in Ligue 1. Lì davanti due ex-Liga: Kang-in Lee sembra essere nato per giocare sotto i dettami del tecnico spagnolo mentre del feeling tra Luis Enrique e Asensio ci siamo già soffermati. 

L’impatto di Skriniar e Lucas Hernandez per la difesa del PSG

Ma partiamo dalla difesa. L’arrivo di Lucas Hernandez rappresenta inevitabilmente una scommessa ma la cifra investita (45 milioni di euro) vale il rischio. Se in salute l’ex Bayern ha ampiamente dimostrato di essere uno dei migliori centrali mancini al mondo che all’occorrenza può operare anche sulla corsia di sinistra in quelle partite in cui bisognerà rimanere più bloccati e poi scalare con una linea a tre in fase di possesso, come si vede dalla sua heatmap. Dotato di un piede mancino sopraffino, nell’ultima stagione lo abbiamo visto pochissimo a causa del tremendo infortunio subito ma ci sono pochi dubbi sul fatto che possa rappresentare un elemento fondamentale sia in fase difensiva che come primo motore in costruzione di gioco. L’accoglienza non è stata delle migliori ed uno dei gruppi del tifo organizzato ha dedicato uno striscione non proprio carinissimo nei confronti di Hernandez a causa della sua città natale, Marsiglia, ma c’è da essere certi che l’ex Bayern può tranquillamente ribaltare la situazione, stabilità fisica permettendo. 

Heatmap di Lucas Hernandez 2022/2023

Sistemato il centro-sinistra è il momento del lato opposto. Milan Skriniar è sbarcato a Parigi a parametro zero dopo un’ultima stagione molto travagliata con la maglia dell’Inter. Ciò nonostante, tutti sono a conoscenza delle grandi qualità del ragazzo che, sotto la guida di Simone Inzaghi, è cresciuto molto anche in fase di impostazione. In un’annata difficile come quella precedente, infatti, è riuscito comunque ad occupare il 94esimo percentile tra i centrali per percentuale di passaggi riusciti in 90 minuti (91.4% su 67.98 tentativi), il 90esimo per la percentuale di passaggi lunghi riusciti (73.3% su 6.72 tentativi) e l’87esimo per key pass per partita (0.39). Superati i problemi fisici che lo hanno accompagnato nel corso degli ultimi mesi il PSG potrebbe aver trovato un giocatore dal livello molto alto per blindare la propria difesa, anche se la sua preferenza nel giocare a tre rende ancora più credibile l’ipotesi con Lucas Hernandez a sinistra o con il mediano che si abbassa sulla linea difensiva. 

Kang-in Lee e Asensio per sostituire Messi

A causa dei continui problemi fisici di Neymar, della fine del contratto di Messi e dell’ormai probabile cessione di Mbappé, il PSG ha pensato bene di prevenire il problema affidandosi a due giocatori molto differenti tra loro ma in grado di coprire ampie zone nella trequarti offensiva. Kang-in Lee sbarca in Francia per 22 milioni di euro dopo la sua miglior stagione in Liga. L’esperienza con il Valencia non è stata particolarmente fortunata (anche e soprattutto a causa degli infiniti problemi che il club ha dovuto affrontare negli ultimi anni) mentre al Mallorca è riuscito a dimostrare le qualità che avevano convinto la Che a portarlo in Europa dalla Corea del Sud. Con i suoi 6 gol (5.40 xG) e 6 assist (a fronte di 14 grandi chance generate ed 1.5 key pass a partita) ha aiutato Muriqi e compagni ad ottenere prima una salvezza tranquilla e poi anche a collocarsi nella parte sinistra della classifica. Brevilineo, agile e molto rapido, con le sue sterzate e i dribbling nello stretto riesce a generare costantemente un vantaggio per la squadra. Ama partire da sinistra per accentrarsi ma all’occorrenza sa ricoprire tutti i ruoli della trequarti. 

Su Asensio ci siamo soffermati già in precedenza ma è giusto mettere a punto alcune cose. Innanzitutto come per Lee va ricordata la sua capacità di svariare lungo il fronte offensivo, nasce come esterno di destra ma sa coprire più ruoli, caratteristica che in questo momento è vitale per il PSG ma che in generale è apprezzata molto da Luis Enrique. In secondo luogo è importante notare le differenze tra le due heatmap collocate a fine paragrafo: quella di sinistra riguarda l’impiego di Asensio nella Liga 2022/23, quella di destra dove è stato utilizzato nel corso degli ultimi Mondiali. Come analizzato già in precedenza, l’attuale tecnico del PSG lo ha schierato al centro dell’attacco mentre con Ancelotti è partito da quello che è il suo ruolo naturale per poi accentrarsi. Questa versione di Asensio come unico riferimento offensivo probabilmente non è spendibile nelle partite decisive però avere a disposizione un giocatore in grado di dare opzioni così differenti tornerà sicuramente utile nel corso di un’annata dove i parigini si augurano di giocare quasi sessanta partite. 

Heatmap 2022/2023 di Marco Asensio

Anche il PSG ha il suo Casemiro: Manuel Ugarte

L’acquisto che sicuramente suscita più interesse non può che essere quello di Manuel Ugarte, arrivato a Parigi dallo Sporting Lisbona al fronte di un investimento di 60 milioni di euro. Nella stagione 2022/23 è stato il perno dell’ottima annata della squadra brillantemente allenata da Ruben Amorim. Schierato davanti alla difesa ha saputo mettere in mostra tutte le sue qualità in fase di interdizione, recupero palla e costruzione di gioco. Confrontato con tutti gli altri centrocampisti è risultato al 99esimo percentile per la percentuale di passaggi riusciti (91.6% su 60.61 tentativi per 90 minuti), ed è stato anche il migliore (0.27 per partita) nelle shot-creating actions difensive, ovvero quelle azioni in fase di non possesso che hanno permesso di recuperare la palla ed arrivare alla conclusione. Non a caso le sue qualità migliori sono proprio quelle da distruttore di gioco. I suoi percentili fanno paura: 99simo per tackle vinti (2.64), 99simo per dribblers challenged (4.71), 93esimo per passaggi intercettati (1.38), 97esimo per anticipi (2.18) e 98esimo per ball recoveries (9.38), ovvero i palloni persi che ha recuperato. Inutile sottolineare quanto questa sua funzione di filtro possa essere vitale nel PSG anche e soprattutto pensando agli altri centrocampisti presenti in rosa. Come si vede dalle clip sottostanti la facilità con cui trasforma l’azione da difensiva ad offensiva è fuori di testa e ci restituisce un’immagine del Paris molto più equilibrata rispetto alle ultime versioni 

Il nuovo ciclo del Paris passa dall’Europa

In sostanza, l’idea che il nuovo corso vuole trasmettere è quella di separazione e lontananza dal passato e sembra ci stia riuscendo. Questa frase, però, è stata ripetuta fin troppo spesso in quel di Parigi e la sensazione è che stiano in qualche modo cercando di allontanare la pressione della squadra, per quanto possibile. Risolta la querelle Mbappé sarà anche più semplice ragionare a mente lucida su quelli che devono essere i loro obiettivi ma è chiaro che l’ambizione resti quella di competere su tutti e tre i fronti.
Se in Francia la distanza con il secondo è ancora molto larga, in Europa sono chiamati a mostrare qualcosa di diverso rispetto al doppio confronto con il Bayern di cinque mesi fa. Sebbene leggendo i nomi sembri che la rosa abbia perso in talento, sicuramente ha guadagnato in solidità e tranquillità, requisiti alla base di una chimica di squadra quanto meno decente per puntare in alto. Difficile dire se il PSG ci riuscirà ma sicuramente questa linea di non continuità con il passato ha attirato l’attenzione di addetti ai lavori e no e la sensazione è che i primi passi – a partire dalla scelta del tecnico – siano stati particolarmente azzeccati.

Ora la palla passa al campo, giudice finale, chissà che il Paris Saint-Germain non possa segnare fin da subito un solco tra un passato confusionario, un presente mite ed un futuro che può regalare molte gioie ad una delle tifoserie più calde d’Europa. 

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