Scritto da Calcio Estero

Kai Havertz può rinascere all’Arsenal

Un matrimonio inatteso ma è proprio nel Nord di Londra che Kai Havertz può tornare a splendere.
8 min

Segnare un goal decisivo in finale di Champions League è il sogno di ogni bambino che inizia a tirare calci ad un pallone. Quando però hai le stimmate del predestinato quello che per molti è mera utopia diventa un’aspirazione concreta, un traguardo da raggiungere. Kai Havertz a 24 anni ha già centrato quest’obiettivo, si è già tolto la soddisfazione di diventare leggenda per una notte, imprimendo a fuoco il proprio nome nella storia.

Havertz @ UCL Final 2021
(📷/GettyImages)

Gli ultimi anni al Chelsea

È il 29 maggio 2021, Manchester City e Chelsea si affrontano nell’atto conclusivo della Champions League e la partita appare piuttosto bloccata; entrambe le squadre sono contratte, il City tiene palla ma è il Chelsea a rendersi pericoloso ben due volte con Werner. Al minuto 42’ la storia cambia: Mount riceve a ridosso del centrocampo e con un filtrante spacca in due la poco reattiva difesa di Guardiola, il target del passaggio è Kai Havertz che ha tagliato al centro con i tempi perfetti.

Sono secondi di pura suspense: il tedesco controlla la palla, la sfiora con il sinistro quel tanto che basta a saltare, non senza difficoltà, Ederson in uscita e la appoggia in rete. Delirio di tifosi Blues al Do Dragao mentre i supporters dei Citizens vedono materializzarsi l’ennesimo incubo.

Il Chelsea è per la seconda volta nella sua storia campione d’Europa.

Havertz sembra finalmente aver conquistato il cuore dei suoi tifosi, la sua avventura in quel di Londra pare aver trovato la naturale dimensione. Le cose purtroppo però non vanno come tutti si aspettavano: l’ex Leverkusen regalerà un’altra gioia al popolo blues segnando con freddezza glaciale il rigore decisivo per la vittoria del Mondiale per club al 117’ contro il Palmeiras, tuttavia questi due momenti resteranno le luci abbaglianti di un percorso in realtà tortuoso e ricco di dubbi ed equivoci.

Il Kai Havertz ammirato l’ultimo anno a Stamford Bridge è infatti un lontano parente del gioiello che aveva incantato l’Europa con la maglia del Bayer Leverkusen. Il tedesco infatti, complice anche la travagliata stagione del Chelsea con ben tre allenatori cambiati in 9 mesi, non riesce ad imporsi con continuità. 

In campo appare spesso spaesato e fuori luogo, il linguaggio del corpo è quello di un giocatore alla continua ricerca della sua posizione in un sistema che fa di tutto per limitarne le innate qualità. Un personaggio in cerca d’autore il cui estro sembra spegnersi, soffocato dalle troppe incomprensioni tattiche e da un feeling con l’ambiente forse mai sbocciato se non in quella magica notte.

L’arrivo in estate di Pochettino sembra poter riportare il sereno tra Havertz ed il Chelsea. L’allenatore argentino è da sempre un estimatore dei giocatori talentuosi ed eleganti tecnicamente; il 4231 dell’ex manager del Tottenham veniva considerato da molti come ideale per rilanciare le qualità del tedesco che poteva così rifiorire, un po’ come accaduto ai tempi a Dele Alli che raggiunse, sotto la guida del tecnico argentino, vette mai più neppure sfiorate.

Le vie del mercato però sono infinite ed imprevedibili ed ecco che per Havertz arriva la chiamata che nessuno si sarebbe aspettato: quella dell’Arsenal di Arteta.
Il manager spagnolo convince personalmente il tedesco a sposare la causa dei Gunners mentre il DS Edu con una remunerativa offerta da quasi 75 milioni di euro complessivi vince anche le ultime resistenze dei Blues in un primo momento restii a cedere il giocatore ad una rivale cittadina, per giunta diretta concorrente in classifica.

Nel giro di pochi giorni l’affare si conclude con la soddisfazione di tutte le parti in causa: Kai Havertz è il primo acquisto dell’Arsenal per la stagione 2023/24.

Perché l’Arsenal ha preso Havertz?

Prima di tuffarci nell’annoso dibattito sul dove Havertz giocherà con Arteta è necessario capire bene la logica dietro questa onerosa operazione che ha reso il tedesco il terzo calciatore più pagato nella storia del club.

La scorsa stagione i Gunners si sono ritrovati, in maniera quasi inaspettata, a lottare per il titolo contro la corazzata guidata da Pep Guardiola. L’Arsenal a lungo è sembrata in controllo della situazione salvo poi crollare sul finale di stagione quando le energie fisiche e mentali sono venute a mancare di colpo complici anche gli infortuni ed un crescendo inarrestabile di prestazioni del City che ha minato ogni certezza degli Arteta’s Boys.

Nel corso dell’anno, per massimizzare le chances in Premier, è stato necessario compiere scelte importanti: FA Cup e Carabao Cup sono state snobbate senza remore, l’Europa League invece non è stata affrontata con la giusta cattiveria agonistica.

In vista dell’imminente rientro in Champions League dopo sei lunghi anni di attesa, non era possibile commettere di nuovo gli stessi errori. Il Manchester City ha fatto scuola, per poter trionfare serve una squadra profonda e capace di potersi adattare a qualunque avversario senza però snaturarsi del tutto. È imperativo avere molteplici soluzioni tattiche e i cosiddetti sostituti devono essere all’altezza delle prime scelte per garantire un livello il più alto possibile.

Questa nuova politica è iniziata a gennaio con gli arrivi di Trossard e Jorginho, giocatori pronti e che garantiscono una certa duttilità, ed è, almeno finora, stata perseguita con successo anche in questa sessione di mercato.

La volontà di puntare su una certa tipologia di giocatore però non è andata a snaturare il progetto sul lungo periodo. L’Arsenal è una delle squadre più giovani della Premier League con i suoi 24.6 anni di media, le sue stelle più scintillanti (Saka, Martinelli, Saliba ed Odegaard) non superano i 24 anni pur avendo già una lunga esperienza. Gli innesti, esclusi eventuali veterani utili alla causa, non andranno in conflitto con la politica societaria di puntare sui giovani e di valorizzare il prolifico vivaio di Hale End.

Havertz è l’ingranaggio perfetto da inserire nel circuito. Il tedesco pur essendo ancora giovane vanta già 39 presenze in Champions League e 37 nella sua nazionale con annessi 13 gol all’attivo. L’esperienza in territorio europeo è un’altra qualità che ha convinto l’Arsenal a puntare sul nativo di Aachen: nella rosa di Arteta infatti solo Gabriel Jesus, Zinchenko, Partey e Jorginho hanno un buon numero di presenze nella massima competizione europea e gli ultimi due non sono neppure certi della permanenza.

Ultimo fattore che ha spinto i Gunners a puntare forte sull’ex Leverkusen è stata la precisa volontà di Arteta di credere sul rilancio del giocatore. Il manager spagnolo ormai è onnipresente in qualunque decisione presa dal club. La società, in passato aspramente contestata, ha messo a disposizione del duo Edu-Arteta un budget importante in vista del ritorno nell’Europa che conta e si fida in maniera incondizionata delle scelte tecniche dell’ex assistente di Guardiola.

Kai Havertz
(📷/GettyImages)

Arteta d’altronde dal canto suo ha già revitalizzato la carriera di un talento incredibile che sembrava ormai destinato al limbo, parliamo dell’attuale capitano dell’Arsenal: Martin Odegaard. Chissà che con Havertz non riesca di nuovo la magia.

Duttilità e positionless

La domanda riguardo la posizione che Havertz occuperà nello scacchiere tattico di Arteta è quella che più sta agitando le cronache sportive nel Nord di Londra.

Prima di provare a dare una risposta, occorre fare qualche precisazione per evitare di trarre conclusioni frettolose. Il calcio moderno infatti è un soggetto in continua evoluzione, sensibile ai cambiamenti e sempre aperto alle innovazioni tattiche. Nell’ultimo decennio la novità più grande è stata senza dubbio l’introduzione del concetto di positionless.

Questo termine nel gergo calcistico va ad indicare l’abbandono dei tradizionali moduli e ruoli predefiniti in favore di una concezione più “fluida” degli stessi. Per semplificare il concetto basta calarlo nel concreto: oggi c’è una richiesta sempre maggiore di calciatori che possano garantire una certa qualità in più zone del campo, i ruoli bloccati sono quasi del tutto estinti e sempre più spesso i calciatori sono schierati in ruoli ibridi in modo da garantire soluzioni diverse e sempre più congeniali alle necessità che il campo impone.

Havertz in questo senso rappresenta un unicum nella rosa dell’Arsenal. Un giocatore con quelle caratteristiche fisiche, 192 cm x 83 kg, unite ad una spiccata tecnica individuale non era presente in una squadra che comunque abbonda di talento.

(📷/GettyImages)

Il tedesco è il perfetto esempio di calciatore ibrido: un atleta duttile, potenzialmente capace di disimpegnarsi in più ruoli con eguale efficienza ma che in passato è sembrato non riuscire ad emergere in nessuno con particolare merito. La duttilità infatti è una pericolosa arma a doppio taglio: se da un lato garantisce adattabilità dall’altra rischia di dare in cambio una generale mediocrità nel complesso.

Kai Havertz: attaccante o centrocampista?

Cucire un ruolo che esalti le qualità di Havertz è la sfida della carriera per Arteta. Il tedesco infatti viene da annate sottotono anche perché utilizzato in un ruolo, quello del centravanti, che non ha mai sentito del tutto suo.
Nelle sue stagioni al Chelsea Havertz ha giocato il 65% dei suoi minuti complessivi (5909, dati Opta) come centravanti di manovra.

Kai Havertz

(📷/GettyImages)

Da Lampard a Tuchel fino ad arrivare a Potter hanno provato a forzarne la metamorfosi definitiva in un attaccante totale, capace tanto di riempire l’area quanto di costruire venendo incontro, scontrandosi però con l’indole del ragazzo che lo portava a ricoprire il ruolo alla sua maniera, lontana da qualunque possibile tatticismo e spesso poco incisivo nel sistema squadra.

Arteta dovrà essere bravo ad evitare questo primo, enorme, ostacolo. Assecondare il talento di Havertz è l’unico modo per garantire al tedesco di esprimersi al meglio. Per fare ciò è opportuno guardare indietro ai suoi anni migliori, quelli nei quali militava tra le file del Leverkusen.

Nelle “aspirine” Havertz veniva impiegato prevalentemente come trequartista (34% del minutaggio totale) con la possibilità di venir utilizzato anche come ala destra (27% del minutaggio) e persino come centrocampista (15% dei minuti complessivi). Il ruolo dell’attaccante è stato disegnato per lui solo negli ultimi anni della sua permanenza in Germania tanto che copre solo il 9% del minutaggio.

A darci un’indicazione sul suo ruolo è lo stesso Kai che in un’intervista si definisce come “più o meno un centrocampista cui piace andare in area”. Questa autodefinizione si sposa in pieno con i paragoni che da sempre scandiscono la carriera di Havertz: “un mix tra Ballack ed Ozil”.

Non parliamo quindi di un centravanti quanto piuttosto di un elemento di raccordo nella fase offensiva, un giocatore capace con la sua straordinaria qualità di svariare su tutto il fronte offensivo senza dare mai punti di riferimento agli avversari.

La sua innata abilità di leggere lo spazio e di intuire i movimenti delle difese lo rende infatti spesso un grattacapo di non facile soluzione per gli avversari. Havertz è un maestro nel trovare la giusta collocazione tra le maglie della retroguardia, i suoi movimenti lontano dalla palla sono sempre funzionali al dettare la miglior soluzione di passaggio possibile, non a caso è secondo in Premier League per “targeted run” (OPTA).

In una squadra con Odegaard, Saka, Martinelli e Jesus una tale qualità nell’occupare lo spazio potrebbe essere esaltata ai massimi livelli sgravando i compagni di tanto peso offensivo e costringendo la difesa a rapidi adattamenti.

Kai Havertz
(📷/ArsenalCore)

Dove giocherà Havertz?

Siamo arrivati al nocciolo della questione. È facile ipotizzare, data anche la contemporaneità delle operazioni, che Kai possa essere il sostituto di Xhaxa nella posizione di mezzala sinistra (o numero 8) nel 433 di partenza di Arteta. La realtà però è più complessa.

Lo svizzero è stato uno dei giocatori che maggiormente ha beneficiato della “cura Arteta”. Il sistema di gioco ideato dallo spagnolo ha infatti esaltato le qualità di incursore dell’ex pupillo di Wenger nascondendone non poco i limiti.

Xhaxa ha approfittato del baricentro alto e dei movimenti offensivi del tridente per sfruttare in pieno le sue qualità in rifinitura ed in zona gol; allo stesso tempo però l’attuale giocatore del Leverkusen (curioso caso di mercato) garantiva una quantità indefinita di corse all’indietro al fine di coprire le sortite di Zinchenko e proteggere il duo difensivo Gabriel-Saliba (ampiamente schermato da Partey per tutto il resto del tempo).

Havertz non può garantire lo stesso lavoro ed è per questo che Arteta dovrà studiare nuove soluzioni. I Gunners nella passata stagione si sono distinti come una squadra il cui pressing era quasi soffocante: non era inusuale vedere i due centrali difensivi a ridosso della linea di centrocampo per compattare la squadra, pronti a correre indietro qualora ci fosse il rischio di imbucata.

Il pressing offensivo con il fine di garantirsi un rapido extra possesso è un qualcosa che appartiene alle corde del giovane tedesco che in passato aveva mostrato anche flash di buona interdizione e senso dell’anticipo, qualità mai del tutto sfruttate nei suoi anni al Chelsea. Non faticherà dunque a sincronizzare i suoi movimenti con quelli dei compagni di reparto risultando innesto prezioso per la successiva fase di palleggio.

L’ex Leverkusen infatti è uno dei migliori giocatori a gestire il pallone quando pressato; Havertz non ha paura di condurre la sfera in situazioni di traffico sia dialogando con i compagni sia facendo valere la sua fisicità e perenne eleganza nelle movenze.

Per quanto sembri spesso compassato infatti, non è un giocatore lento anzi, ha una discreta rapidità sul primo passo e grande forza nelle gambe. Inoltre la sua abilità aerea (57,2% di duelli vinti, dati Opta) rappresenta un fattore importante tanto nella zona mediana quanto in potenziali schemi su palla inattiva.

Havertz & Saliba
(📷/GettyImages)

Volendo lavorare di fantasia immaginando un posizionamento in campo potremmo ragionare su un ipotetico schieramento dell’Arsenal nelle varie fasi.

Nel momento della costruzione di manovra Arteta potrebbe schierare i suoi con un 3-2-2-3 già visto la passata stagione con la novità di Timber ad alternarsi con White e Zinchenko a costruire la manovra accanto a Rice (delegato principale alla fase di interdizione), Havertz ed Odegaard dovrebbero invece spartirsi la trequarti smistando palloni e dialogando tra di loro.

L’intesa tra il danese ed il tedesco è la chiave di volta dell’intero spartito: se i due cristallini talenti riusciranno a coesistere creando occasioni e beneficiando dello spazio offerto dal tridente offensivo, l’Arsenal avrà aumentato, e non di poco, il suo già importante bagaglio offensivo sia in termini di gol che di assist.

In fase difensiva ci sarebbe da trovare una diversa quadra ed è qui che diventa determinante il ruolo di Rice. L’inglese sarà chiamato a fare ciò che fino alla passata stagione offriva Partey però garantendo persino maggiore interdizione e freschezza.

In fase di consolidato possesso avversario potrebbero emergere i limiti di una squadra che rischia di essere troppo sbilanciata in avanti per poter coprire bene in campo in difesa. Rice sarà il perno della retroguardia, Havertz  dovrà aiutare all’occorrenza in interdizione ma soprattutto nel momento della prima impostazione.

In conclusione

Riassumendo, Havertz viene acquistato non per essere il sostituto di Xhaxa quanto piuttosto per diventarne una naturale evoluzione in un sistema che fa della collaborazione di ogni elemento il suo cardine.

Quanto detto finora non esclude comunque l’utilizzo dell’ex Chelsea in altre zone del campo a seconda delle necessità di squadra: qualora ci fosse bisogno di giocare con un falso nove o con un trequartista puro, Havertz rappresenterebbe un’alternativa tattica intrigante per un Arteta mai così vicino a veder realizzata la sua idea di calcio.

Solo il tempo potrà dare una risposta definitiva a tutti i quesiti e saranno, come sempre, i posteri a giudicare se Havertz diventerà il prossimo grande rimpianto dei Blues oppure sarà la prima, importante, scommessa persa di Arteta.

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