Scritto da Calcio Estero, Storie

L’Eterno ritorno di Jesse Lingard

11 min

L’amore, nella vita come nel calcio, non è un sentimento razionale. Il proverbiale colpo di fulmine è un qualcosa di travolgente che esclude la ragione dal processo valutativo, spesso ci si innamora di una sensazione o di un’idea più che di un qualcosa di concreto.

Nel mondo dello sport, e del calcio in particolare, tutto ciò viene amplificato alla massima potenza portando spesso un ingenuo osservatore a rimanere rapito da un qualcosa di totalmente effimero o di addirittura nullo. Un lampo di talento è infatti un evento comune e pericoloso nel mondo del calcio; una frazione di secondo che ha il potere di farti credere in un qualcosa che magari neanche esiste o che non rispetterà mai le attese. Ciò avviene perché spesso gli occhi, guidati dal cuore più che dal cervello, si lasciano ingannare da un miraggio che però è destinato a scontrarsi con l’amara realtà. 

L’impatto è devastante: quando ci si rende conto di essersi illusi sul talento entra in crisi ogni certezza, ciò che si credeva un big bang magari si rivela una meteora, per giunta neanche così brillante.

Uno dei miei più grandi amori non corrisposti è Jesse Lingard. Lingard non è un calciatore, è un’illusione collettiva; un calciatore capace di far sperare (e disperare) intere tifoserie creando e distruggendo sogni con una facilità disarmante.
Un giocatore mai banale che ha sempre avuto l’innata capacità di danzare sull’abisso di un equilibrio che, forse per scelta o per limiti personali, lo ha spesso destinato ad una sostanziale sufficienza per non dire mediocrità.

Forse però è proprio questo suo essere sospeso tra un enorme potenziale ed un nulla cosmico a renderlo così intrigante ai miei occhi, d’altronde l’ho già detto sopra: l’amore non è razionale, un lampo di talento è molto più pericoloso di un colpo di fulmine.

Jesse Lingard
(📷/Getty Images)

In occasione del suo trasferimento al Nottingham Forest (squadra di assoluto culto della prossima edizione della Premier League), ho provato a pensare a quante volte nel corso della sua carriera Lingard sia tornato, talvolta con arroganza, talvolta in silenzio, a far parlare di sé.

A livello di vite calcistiche, infatti, il nativo di Warrington è l’equivalente dell’araba fenice: nel momento più buio la sua luce si spegne, salvo poi riaccendersi con maggiore vigore quando nessuno ci credeva più. Proviamo a capire che giocatore è Jesse Lingard prima di ripercorrere insieme la sua carriera per scoprire se quella di Nottingham sarà l’ennesimo fuoco di paglia o un altisonante ritorno in un mondo che sembra non avere più tempo, e voglia, di aspettarlo.

Chi è Jesse Lingard?

Lingard è un giocatore estremamente duttile. Destro di piede, nel corso della sua carriera è stato utilizzato prevalentemente da ala sia a destra che a sinistra con possibilità di rientrare sul piede forte.

A causa del fisico (175 cm x 65 kg) ha sempre patito molto i contrasti fisici sin dai tempi delle giovanili. Il suo più grande punto di forza è il dribbling: ubriacante (soprattutto al West Ham e a Birmingham) sul primo passo. Lingard ha anche una buonissima velocità di base sul lungo ed una discreta rapidità di esecuzione nello stretto.

Nella sua traiettoria di carriera è stato dirottato sempre più verso il centro del campo fino a ricoprire il ruolo di trequartista e talvolta anche quello di mezzala offensiva.
Da trequartista (ruolo che dovrebbe ricoprire al Nottingham Forest) ha fatto vedere cose interessanti per quanto riguarda i tempi di inserimento e l’attacco dello spazio. Lingard è infatti una dinamo in perenne movimento, non è un calciatore statico anche se, soprattutto negli ultimi anni per svariate ragioni, ha avuto una netta involuzione nel suo modo di giocare diventando spesso fumoso e inconcludente.

Al West Ham ha mostrato ottime qualità da rifinitore soprattutto quando ha la possibilità di attaccare la difesa in contesti dinamici; fa ancora abbastanza fatica quando deve essere il principale terminale offensivo o lo sbocco primario della manovra, il ruolo di regista avanzato lo interpreta a modo suo rendendo al meglio dietro una punta fisica con cui duettare. 

Non è mai stato un goleador ma ha avuto la prontezza di riflessi e la capacità di segnare gol pesanti nei momenti chiave. È bravo nella lettura della partita anche se tende a perdersi specchiandosi troppo in sé stesso.

Gli esordi e lo United

La carriera di Lingard inizia sin da giovanissimo tra le fila del Penketh United, squadra che milita nella Warrington & District Football League. Si trasferisce subito però al Fletcher Moss Ranger F.C, una squadra dilettantistica juniores che ha come unica finalità quella di essere lo step intermedio tra il calcio dei bambini e quello dei semi-professionisti.

All’età di sette anni arriva la chiamata in grado di cambiarti la vita: il Manchester United lo vuole infatti per un provino ufficiale dopo averlo seguito per diverso tempo.
Il giovane Jesse non perde e dopo aver ben figurato nei provini viene aggregato all’Academy.

Poco prima di iniziare ufficialmente la sua avventura con i Red Devils però riceve un’ulteriore proposta, anche il Liverpool infatti è da tempo sulle tracce del giocatore.
Il ragazzo non ha dubbi: vuole solo il Manchester United. Chissà come sarebbe stata la carriera di Jesse se, imboccando insieme alla sua famiglia la M62, avesse svoltato a sinistra in direzione Liverpool piuttosto che a destra.

I primi anni sei anni servono al giovanissimo Jesse per prepararsi a ciò che lo aspetta al livello successivo. Entrato in pianta stabile nell’u16 viene inserito nel neonato programma MANUSS (Manchester United Schoolboy Scolarship) dove, nonostante alcune difficoltà iniziali, riesce ben presto a trovare la sua dimensione a metà tra lo studente ed il calciatore professionista.

Young Jesse Lingard
(📷/Getty Images)

Lingard, infatti, fin dalle prime partite tra u15 e 16 patisce il confronto fisico contro i pari età e verrà gestito con attenzione. Il responsabile dei settori giovanili dello UTD, Tony Whelan, dirà che “è stato solo grazie alla sua pazienza e al suo carattere che Lingard è riuscito ad emergere nonostante difficoltà ed infortuni”. Il primo infortunio, infatti, arriva sin da giovanissimo con un problema al ginocchio che lo costringe ad uno stop di diversi mesi minandone il percorso di crescita nell’Academy.

A 16 anni arrivano i primi dubbi sulla scelta fatta anni addietro scegliendo lo United. Lingard, come rivelerà lui stesso in un’intervista, si sente frustrato in quanto vede i suoi compagni di squadra firmare contratti da professionisti mentre lui fa ancora la spola tra le varie squadre under.

A placare l’animo del nativo di Warrington ci penserà Sir Alex Ferguson. Il leggendario manager scozzese, infatti, colpito dal talento e dalla determinazione di Lingard, decide di incontrarlo di persona insieme alla famiglia; durante questa riunione Ferguson, con una lungimiranza ai limiti della preveggenza, chiede al giovane Jesse di avere pazienza, arriverà il momento di brillare anche ad Old Trafford ma c’è ancora parecchia strada da fare.

(📷/Getty Images)

Lingard accetta il verdetto e continua il suo percorso nell’Academy dove nel mentre trova il modo di condividere il campo con alcuni membri di quella che poi verrà ricordata come la Generazione del 92: Paul Pogba, Tom Cleverley, Danny Welbeck e Ravel Morrison (universalmente riconosciuto come il più talentuoso del gruppo).

Un inizio di carriera complicato

La stella di Lingard inizia a brillare con più costanza con il suo spostamento in pianta stabile nella squadra B dello UTD. La stagione 2010-11 è quella che segna una prima svolta nella sua carriera: lo United, guidato da William Kean, Pogba e dallo stesso Lingard, riesce a trionfare nella FA Youth Cup, la Generazione del 92 sembra pronta allo step successivo: la Premier League.

(📷/Getty Images)

Nell’estate del 2011 Lingard firma il suo primo contratto professionistico con il club che lo ha cresciuto e si allena con regolarità in prima squadra sotto l’occhio vigile di Sir Alex Ferguson. Tuttavia per l’esordio tra i grandi c’è ancora di attendere, la stagione 2011-12 infatti non lo vedrà mai scendere in campo in BPL.

A novembre del 2012, ancora a secco di presenze in Premier e desideroso di giocare con continuità, Lingard decide di sposare l’ambizioso progetto del Leicester di Pearson in Championship. Il prestito all’inizio è per un solo mese ma verrà prolungato per ulteriori tre senza però che il nativo di Warrington riesca ad imporsi. In quattro mesi le presenze saranno solo cinque, quasi tutte da subentrato e senza mai segnare.
Non l’inizio di carriera che Lingard sperava.

“This guy is insane”

La stagione 2013-14 è un’annata chiave (a posteriori in senso negativo) nella storia del Manchester United. Sir Alex Ferguson lascia il ruolo di manager dei Red Devils creando un vuoto immenso solo parzialmente colmato dall’insediamento sulla panchina di un altro scozzese: David Moyes.

Lo United si trova così all’improvviso in un periodo di transizione, condizione ideale per lanciare senza paura i tanti talenti della Academy. Tra questi Jesse Lingard sembra quello con più possibilità di guadagnarsi lo spazio che merita insieme a Cleverley e Welbeck.

La tournée estiva è strepitosa per Jesse: quattro gol in quattro partite e la consapevolezza di potersi ritagliare finalmente un ruolo da protagonista in quello che per la prima volta percepisce come il suo Manchester United.
La realtà però è diversa: nonostante la sua ferma volontà di evitare ulteriori prestiti gli viene fatto capire che per lui lo spazio non sarebbe stato tanto, decide dunque di unirsi al Birmingham City.

La squadra allora allenata da Lee Clark non se la passava benissimo in quel periodo, Lingard quindi non fatica ad imporsi come una primissima scelta. Il suo esordio è da leggenda: tripletta nel primo tempo e poker completato nel secondo contro lo Sheffield Wednesday, i primi quattro gol da professionista tutti siglati nella stessa partita.
Il calcio inglese si accorge finalmente del talento di Lingard che inizia ad essere chiamato con regolarità in nazionale u21 dove aveva esordito in estate contro la Scozia.

Il periodo al Birmingham è molto positivo: 13 presenza condite da 6 gol. A gennaio, nonostante le incessanti richieste di coach Clark, lo United decide di richiamarlo alla base. Questa volta sembra tutto apparecchiato per l’esordio in Premier League anche perché, come prevedibile, lo United non sta brillando. La situazione subisce una svolta imprevista quando, a febbraio, il club annuncia il prestito dell’ex Birmingham ad un’altra squadra di Championship: il Brighton.

(📷/Getty Images)

I ragazzi di Oscar Garcia stanno vivendo un’annata tutto sommato positiva che li vede galleggiare a ridosso della zona playoff. Lingard si integra alla perfezione nel 4231 del tecnico spagnola e aiuta il Brighton a raggiungere la sesta posizione con 4 gol in 15 presenze. Il sogno Premier League si infrangerà però nelle semifinali playoff contro il Derby County.

Il rientro a Manchester e l’infortunio

Per l’ennesima volta nella sua giovane carriera Lingard torna a Manchester dove però trova un clima totalmente diverso rispetto all’anno precedente. In panchina ora c’è Louis Van Gaal e le aspettative sono di nuovo altissime.

Il tecnico olandese apprezza sin da subito le qualità del ragazzino dell’Academy e pronti via, dopo a preparazione estiva, lo lancia titolare contro lo Swansea. È il coronamento di un percorso durato 14 anni ed iniziato sulla M62 road. L’emozione è tangibile negli occhi di Lingard quando sente pronunciare il suo nome dallo speaker di Old Trafford, il sogno sta per iniziare, un altro local boy è pronto a incantare la tana dei Red Devils.

Il destino però aveva piani molto diversi per Jesse: dopo 24 minuti un infortunio al ginocchio lo costringe ad uscire dal campo tra le lacrime che sono un mix di rabbia e dolore. Come appare chiaro a tutti si tratta di un qualcosa di serio: Lingard resterà fuori più di tre mesi dove lavorerà durissimo senza mai perdere quel “sorriso malizioso” che Tony Whelan gli riconosce sin dai primi giorni dell’Academy.

(📷/Getty Images)

Il rientro in quel di gennaio è complicato. Le gerarchie di rosa sono ormai consolidate e a Jesse non resta altro che preparare la valigia in direzione Derby County (curiosamente la squadra che aveva eliminato il suo Brighton appena un anno prima) per l’ennesimo prestito. I cinque mesi trascorsi tra le fila dei Rams sono privi di acuti: l’infortunio si fa ancora sentire e l’esperienza si conclude con 14 presenze e due gol all’attivo.

La notte magica del 21 Maggio

Lingard torna alla base per la stagione 2015-16 mettendo subito in chiaro le proprie intenzioni: “I’m here to stay, no more loans”. Van Gaal accoglie questa sua richiesta e, dopo un periodo di adattamento, lo fa esordire ad ottobre nel derby cittadino contro il City.

Il primo gol in maglia United arriva qualche settimana dopo quando, schierato titolare sulla sinistra, fa impazzire Old Trafford bloccando una gara insidiosa contro il West Bromwich Albion. Durante la stagione segnerà altri tre gol portando a 4 (di cui uno prestigioso contro il Chelsea) il suo bottino personale in 25 presenze complessive, togliendosi anche la soddisfazione di esordire in Champions League ed Europa League.

La stagione scorre senza troppi acuti fino al 21 maggio 2016 data che Lingard avrà in eterno scolpita nel cuore. Si gioca la finale di FA Cup tra Crystal Palace e Manchester United. La partita non è entusiasmante e diventa drammatica per dei Red Devils quando, al 78’, Pucheon trafigge De Gea. Mata riesce a pareggiare la situazione all’81’ prima di essere sostituito dal gioiello proveniente dall’Academy.

Lingard entra bene in campo e sfrutta la sua maggiore freschezza per creare non pochi problemi alla difesa del Palace che però tiene bene. Il primo turning point avviene al 105’ quando Smalling si fa ingenuamente cacciare per somma di ammonizioni lasciando i suoi in 10 e costringendo De Gea agli straordinari.

Al 110’ succede quello che non ti aspetti. Valencia attacca con decisione sulla fascia e mette dalla destra un cross forte e teso malamente respinto dalla difesa. Lingard è il più rapido di tutti e, sfruttando alla perfezione lo spazio concesso, calcia di controbalzo (ed in precario equilibrio) una botta che finisce sotto l’incrocio alle spalle di un immobile Hennessey.

(📷/Getty Images)

L’esultanza racchiude in sé tutta la rabbia e la frustrazione vissuta in carriera: maglia tolta e lanciata per aria e corsa rabbiosa verso i fan che lo abbracciano come il figliol prodigo appena rientrato. La scintilla è scoccata, il lampo abbagliante ha ormai accecato i fan in estasi per la vittoria: ora tutti sanno chi è Jesse Lingard.

Alla ricerca dell’equilibrio

La stagione 2016/17 sembra essere quella della definitiva consacrazione. Lingard deve dimostrare di non essere stato la memorabile avventura di una notte ma l’amore di una vita, una certezza per il presente ed il futuro.

Nel mentre a Manchester c’è stata l’ennesima rivoluzione: via Van Gaal dentro Mourinho che riaccoglie in squadra sia Ibrahimovic che Pogba (grande amico di Jesse sin dall’under 21). Il tecnico lusitano apprezza sin da subito le qualità di Lingard che lo ripaga segnando il gol che spiana la strada alla vittoria dello United in Community Shield contro i campioni del Leicester.

(📷/Getty Images)

La stagione non procede nel miglior modo possibile per il nativo di Warrington che è costretto ad un lungo stop a causa di un problema alla caviglia. Durante l’anno comunque vincerà (segnando il gol del 2-0) la EFL Cup e l’Europa League (competizione nella quale segnerà due gol). Nell’estate del 2017, nonostante un’annata altalenante, le pressioni di Mourinho e dei tifosi ottengono l’effetto sperato: Lingard rinnova per quattro anni con un’opzione per il quinto.

Lingard ormai è un punto fermo dello United di Mourinho. La sua classe, l’abilità nell’ultimo passaggio e la facilità di dribbling che da sempre lo contraddistinguono toccano l’apice nell’annata 2017/18 quando Jesse chiude con 33 presenze condite da 8 gol e 6 assist. Il suo momento di gloria però non permette allo United di collezionare trofei: la stagione si chiude con un sofferto secondo posto alle spalle degli odiati cugini del City.

Nel frattempo Southgate, divenuto da due anni allenatore della Nazionale maggiore, decide di premiare la grande annata di Lingard inserendolo nella lista dei convocati per il Mondiale in Russia. La risposta del calciatore dello United è più che buona: gol nel 6-1 rifilato a Panama e ottime prestazioni che però non consentono all’Inghilterra di raggiungere l’agognata finale.

L’immediato post-mondiale è burrascoso tanto per Lingard quanto per lo United. Mourinho viene esonerato alla diciassettesima giornata, al suo posto arriva una leggenda del club come Solskjaer. Il feeling tra i due vivrà di alti e bassi non aiutati dai continui problemi di Jesse che vivrà un personale calvario tra problemi alla coscia, ginocchio ed un costante dolore all’inguine (sul quale giocherà aggravandone l’entità).

(📷/Getty Images)

La stella di Lingard all’alba dei 26 anni sembra aver già esaurito il suo ciclo vitale. Nonostante una discreta stagione da quattro gol e tre assist il nome, il ragazzo da Warrington sembra aver perso il credito accumulato con i tifosi. Il suo nome inizia ad essere accostato alla parola “overrated” con tutto ciò che ne consegue, il talento pare annebbiato, la luce abbagliante intravista un tempo ora è poco più che una candela.

Nel mentre la figura del calciatore diventa sempre più marginale rispetto a quella del personaggio: i suoi video sui social diventano virali, le sue esultanze imitate in tutto il globo, riceve un’attenzione mediatica ad ogni passo, tutto questo però contribuisce a quella sensazione generale di smarrimento e di occasione persa su un atleta le cui premesse erano ben diverse.

Lingard finisce per essere coinvolto nel caos e nella confusione che invade lo United in questo periodo. L’ormai ex talento dell’Academy fatica ad imporsi nelle gerarchie, appare svogliato e fatica a trovare continuità, in alcune occasioni risulta persino dannoso per la manovra della squadra. Segnerà un solo gol nella stagione 2019/20, dopo 931’ di digiuno ed una pandemia di mezzo.

La rinascita al West Ham

Le sensazioni espresse sopra non cambiano con l’inizio di stagione. Malgrado le promesse di Solskjaer infatti Lingard finisce sempre più spesso bersagliato dalle critiche ed il suo impiego cala sempre di più. A gennaio, stanco della situazione, riceve una chiamata inaspettata: quella di David Moyes, il suo vecchio allenatore da ragazzino.

Il West Ham sta lottando per un posto in Europa e Moyes è convinto, malgrado lo scetticismo di tifosi e dirigenti, che Lingard possa essere la pedina giusta per centrare l’obiettivo. Il ragazzo decide così di lasciare la comfort zone, fare un passo indietro a livello di aspettative e sposare la causa degli Hammers.
Il risultato è a dir poco clamoroso.

Lingard esordisce in maniera roboante con una doppietta che sigilla la vittoria della squadra di Moyes contro l’Aston Villa, ripetendosi due settimane dopo con il gol vittoria contro il Tottenham. Schierato sulla sinistra insieme Bowen e Fornals a supporto di Antonio mette in luce il meglio del suo repertorio: gol, assist (ben 5) dribbling e giocate che ben presto gli valgono l’amore incondizionato dei suoi nuovi tifosi, abbagliati dal talento ritrovato dell’ex United.

Il ragazzo non smette di stupire e dopo i due gol contro Leeds ed Arsenal ritrova anche la maglia della Nazionale. Il capolavoro arriva però il 5 aprile nella gara cruciale contro il Wolverhampton: Lingard parte dalla sua trequarti, corre per 52 metri palla al piede e scarica alle spalle di Rui Patricio, è estasi mistica per i tifosi.

Non ci sono più dubbi, Lingard è tornato. La parentesi al West Ham si chiude con altri tre gol, tutti decisivi, che valgono alla squadra di Moyes l’approdo in Europa League.

Il ritorno a Manchester ed il Nottingham Forest

Terminato il prestito Lingard rientra a casa nonostante le forti pressioni dell’ambiente Hammers. Solskjaer pare volerci puntare e l’ex young talent è ora chiamato a comportarsi da uomo per guadagnarsi sul campo la maglia da titolare. Nonostante le belle premesse il caos dello United finisce di nuovo per inghiottirlo facendolo di nuovo precipitare in un baratro di mediocrità (il cui epilogo è l’assist per il gol vittoria dello Young Boys in UCL) .

Dopo un avvio altalenante finisce ai margini delle rosa, a nulla servono i due gol segnati in appena 16 partite (di cui uno proprio contro il West Ham), in estate le strade di Lingard e United si separano in maniera definitiva per la prima volta dopo 22 anni e questa volta è un addio.

Dopo un’estate dove il suo nome viene accostato a svariate squadre (Leicester, West Ham, Inter, vari club degli Emirati) alla fine Jesse decide di sposare l’ambizioso, ed economicamente remunerativo, progetto del neopromosso Nottingham Forest.
La squadra di Steve Cooper cercava un giocatore esperto ed affidabile da inserire tra la trequarti e l’attacco ed alla fine la scelta è ricaduta sul trentenne Lingard.

È strano dirlo ma Lingard quest’anno compie 30 anni e dovrà fare l’impossibile per giocarsi le sue carte in vista di un Mondiale che al momento non lo vede neppure tra i potenziali candidati.

L’eterno ragazzino con l’esultanza più famosa del web è diventato un uomo chiamato ora ad essere il leader di un gruppo talentuoso ma inesperto e ancora poco rodato per il livello della BPL. Dovrà essere lui a svolgere il ruolo di chioccia (e a dirlo qualche risata può sorgere spontanea) dei vari Brennan Johnson, Oyeda e Dale Taylor.

Questa è l’ultima occasione che Lingard avrà nel grande calcio. L’ultimo treno da prendere prima di cedere all’inesorabile scorrere del tempo che via via lo marginalizzerà. Ora sta a lui cogliere questa opportunità per compiere lo step decisivo verso la maturità e dimostrare a tutti che oltre il personaggio c’è anche un calciatore di livello troppo spesso bersagliato.

La passione con il tempo svanisce e resta solo la voglia di non abbandonare un sogno cullato a lungo ma mai totalmente realizzato seppur più volte accarezzato.
Tocca a te Jesse, illudici ancora una volta.

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