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Ajax ’18 – ’19: lo spettacolo delle marionette artiste

L’ennesima “rivoluzione” di stampo olandese
Ten Hag e l'Ajax 2018/19
8 min

Marionette e artisti. Ingranaggi e schegge impazzite. Vincolo e libertà. Quando riguardo le partite dell’Ajax 2018-2019 sono infinite le dicotomie che mi vengono in mente. Perché se da un lato la squadra sembra legata da fili invisibili come capita alle marionette, che la fanno muovere come un sol corpo, dall’altro quella stessa squadra trasmette un senso di spensieratezza e libertà tipica del ballerino che si muove seguendo solo e solamente il proprio senso del ritmo.

La squadra di Ten Hag alterna una fase difensiva all’insegna della sincronia dei meccanismi e una fase offensiva che vive dell’estro dei suoi interpreti, senza seguire copioni rigidi ma muovendosi sul sottile motivo delle sensazioni. Com’è possibile che due anime così distanti si uniscano in un solo prodotto coerente? Tre parole: coraggio, intelligenza e istinto.

La formazione dell’Ajax

La formazione tipo è molto semplice da ricordare: Onana, Mazraoui, De Ligt, Blind, Tagliafico, De Jong, Schöne, Ziyech, Van de Beek, Neres, Tadic. Sette nazioni rappresentate, un’età media ad inizio stagione di neanche 24 anni. Il modulo di partenza è ben delineato: un 4-2-3-1 che ha come ossatura centrale Onana (22 anni), De Ligt (18), De jong (21), Van de Beek (21) e Tadic (29).

Osservando le caratteristiche dei giocatori, si nota quali siano i due concetti-chiave che guidano questa squadra: propensione offensiva e qualità. Sì, perché il terzino destro Mazraoui nasce centrocampista (perfino ala destra) nella formazione under 21, il centrale difensivo Blind ha alle spalle una carriera da terzino, il centrocampista Schöne è un trequartista, De Jong è un regista di sopraffina qualità e Tadic ha alternato posizioni tra la trequarti e la seconda punta per tutta la carriera.

Insomma, di fatto l’Ajax 2018/19 è una squadra di sei trequartisti che, come spesso accade nel calcio moderno, violano la definizione nominale del modulo di riferimento, occupando ogni posizione sul campo alla ricerca di un’estetica che sia prima di tutto efficace e funzionale.
Vi ricorda per caso qualche altro Ajax di qualche decennio fa?

Pregi: pressione offensiva e difensiva

Ecco, proprio nella definizione dei sei trequartisti c’è la risposta alla nostra domanda iniziale: l’Ajax riesce a fondere due anime così distanti perché non ha alternative. Nel momento in cui Ten Hag decide che in campo andranno tutti quei giocatori offensivi e di qualità, si scontra con il fatto che l’attendismo, la cautela non è più una possibilità. La soluzione? Aggredire l’avversario come un corpo unico, senza permettergli di sfruttare le tue carenze e mettendo a frutto le tue qualità.

Detta così sembra tutto molto semplice. Mettiamo in campo tanta qualità, impostiamo un’aggressione organizzata e, una volta recuperato il pallone, possiamo affidarci all’estro dei sei trequartisti. Ecco allora i 175 (centosettantacinque!) gol stagionali che fruttano un campionato, una coppa nazionale e una finale di Champions League mancata di 5 secondi. Ma allora perché non lo fanno tutti? Perché il coraggio di seguire un’idea così sfrontata è solo il primo ingrediente della torta sfornata in riva all’Amstel. 

Come le uova tengono assieme l’impasto, il collante della fase difensiva di Ten Hag è l’intelligenza nelle letture dei propri giocatori. Quella dell’Ajax non è una caccia all’uomo in cui la palla viene inseguita giocatore per giocatore ma è un flusso continuo fatto di due elementi.

Il primo è l’intensa pressione sul portatore di palla da parte del singolo, con un decisivo dettaglio: l’uomo in pressione è molto spesso alle spalle del portatore di palla, in modo da bloccare il campo d’azione per tutta quella parte che esce dal suo campo visivo. Il secondo è il costante adattamento dei compagni che vanno a occupare le linee di passaggio, rendendo l’uscita dalla pressione molto difficile se non impraticabile.

Ma quali sono i grandi vantaggi di questo tipo di pressione? Innanzitutto, la densità del pressing permette di marcare più giocatori con meno uomini: se marcando a uomo ogni pressatore è assegnato a un avversario, marcando la palla e le linee di passaggio ogni avversario è marcato da più uomini e ogni uomo marca più avversari

Ajax in fase difensiva
Ogni giocatore ha la possibilità di aggredire almeno due giocatori avversari

Questo porta al secondo grande vantaggio: la grande densità in zona palla comporta che ci siano tanti uomini che, in caso di tackle o rimpalli, siano pronti a ripartire; tanti uomini, tanto spazio, l’estro dei 6 trequartisti e il risultato è chiaro: tanti gol

Ultimo vantaggio: il pressing può condurre l’avversario, accorciando e allungando le distanze, nelle zone preferite dalla difesa, come potrebbe essere quella occupata da un centrocampista o un terzino con poca qualità nell’uscita. 

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La pressione porta la palla da sinistra verso destra, dove De Sciglio sbaglia lo stop dando via al contropiede

Dunque si tratta di un tipo di pressing indubbiamente vantaggioso, ma che per funzionare deve agire armoniosamente, proprio come quando il burattinaio muove contemporaneamente i fili delle sue marionette. Ma chi è il burattinaio di questo Ajax? Ten Hag? Eh, sì più o meno. Il tecnico olandese sicuramente è l’ideatore dei flussi di movimento dei suoi giocatori, ma ciò che non può fare è prendere in mano i fili e guidarli sul campo.

ten Hag
Il Burattinaio di quell’Ajax (📷/Getty Images)

Matthjis De Ligt e Frenkie De Jong

Dunque lo spettacolo è guidato dall’intelligenza nelle letture dei giocatori stessi, che sanno dove stare e come reagire al movimento di compagni, avversari e pallone. Ci sono poi due marionette, nuove di zecca, che all’interno dello spettacolo garantiscono l’armonia dello stesso: Matthjis De Ligt e Frenkie De Jong, 40 anni scarsi in due.

Al primo, capitano, è affidato il movimento della linea difensiva ovvero la marcatura negli spazi quando qualcuno scappa dalla rete del pressing. Al secondo, sono affidati due ruoli fondamentali: la guida del pressing e la copertura di suoi eventuali buchi. De Jong, oltre a essere uno straordinario regista, dà il via al pressing, legge eventuali falle nella trama e, come il libero tappava i buchi della difesa a uomo, li cuce. L’ultima soluzione a disposizione delle marionette emancipate è il fallo, da sfruttare con intelligenza come strumento per ripristinare la tela bucata.

Come si traduce tutto ciò in numeri? Alla forte pressione sulla palla seguono i 176 tackle vinti dalla squadra olandese nella competizione europea, 16 più del Liverpool secondo e 35 in più del Tottenham terzo. Alla copertura delle linee di passaggio seguono i 289 passaggi intercettati o bloccati, nettamente la migliore della competizione. Ancora, ai vantaggi del pressing seguono i 104.4 palloni vaganti recuperati per partita, appena 0.2 dietro al primato del Liverpool per quell’edizione. Infine, allo strumento di emergenza seguono i 164 falli fatti e i 17 cartellini gialli presi nella competizione, entrambi il secondo dato più alto (dato particolare per una squadra iper-offensiva e senza mediani di interdizione).

L’attacco dell’Ajax è di un elegante frenesia che esalta indipendentemente dal tifo. Il copione scritto da Ten Hag ricorda molto quelli di qualche secolo fa in cui agli attori non venivano descritte le battute ma il ruolo che dovevano interpretare e da lì si sviluppava la storia. Ecco, sul copione dei lancieri ci sono scritte solo due parole: fantasia e movimento.

Il possesso dell’Ajax si affida alle combinazioni tecniche e all’uno contro uno dei suoi interpreti più dotati. Ed ecco che entra in gioco l’ultima parola chiave: istinto. I giocatori dell’Ajax seguono l’istinto, comunicando attraverso il pallone e muovendo la palla e loro stessi alla ricerca di uno spazio in cui far passare la sfera. In questo sistema fiorisce l’enorme talento di Dusan Tadic, che agisce con una tale spensieratezza, mentre infila assist di tacco a chiunque, da risultare quasi poetico. 

Sia chiaro: l’attacco dell’Ajax non è casualità. I principi di gioco sono palesi e i movimenti vanno a cogliere quei mezzi spazi che tanto piacciono agli allenatori contemporanei ma ciò che rimane di ogni bella azione è quella sensazione di aver assistito a una performance coreutica sempre affascinante.

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I giocatori vanno ad occupare le posizioni tra le linee e da lì è tutta tecnica e qualità

Ajax – Tottenham, i motivi della disfatta

Tutto molto bello, ma allora come mai sono usciti con il Tottenham prendendo tre gol in un tempo? Partiamo dalla premessa iniziale: l’Ajax quando aspetta l’avversario fa fatica, vista la propensione offensiva dei propri uomini. Si creano buchi, mancate coperture e si manifestano tutte le difficoltà di chi deve affrontare gli 1vs1 senza esserne portato.

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Ziyech resta isolato in 1vs1 contro Benzema. Il risultato è sedere a terra e tiro del francese che fa la barba al palo

Dal motivo principale, si generano tre vizi che possono manifestarsi e risultare letali. Il primo è legato alla natura del pressing: quando la pressione va a vuoto, si creano praterie per gli avversari, non sempre correggibili da De Ligt e De Jong.

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La caduta di De Jong crea un buco che porta il Real davanti alla porta

Il secondo si concentra sulle caratteristiche dei difensori: un metodo per non cadere nella rete del pressing è saltarlo completamente affidando la palla alle torri dai lanci lunghi. Questa è la mossa di Pochettino che decide la semifinale di Champions, inserendo Llorente e ricercando spesso il duello con il più piccolo Blind, che fatica molto a limitarlo nell’ultima mezz’ora. Una volta saltato il pressing, i trequartisti attaccano le sponde e l’asse Llorente-Alli-Lucas Moura confeziona la rimonta. Da una sponda di Llorente a cinque secondi dal termine, nasce il terzo gol di Moura:

Il terzo, forse il più banale, è la gioventù. Nei momenti di dominio, i lancieri si esaltano tirando fuori tutta la propria qualità e il proprio talento individuale, nonché la propria sfrontatezza che ti porta a cercare questo tipo di giocate al Santiago Bernabeu:

Tuttavia, nei momenti di difficoltà, mantenere la lucidità e la concentrazione non è semplice per una squadra così giovane. Da lì nascono mezzi errori, incomprensione e confusione.

Ciononostante, il calcio di quell’Ajax e la fisionomia di quella squadra sono ciò che il presente e il futuro ci regalano e ci regaleranno. È vero, non hanno vinto, ma in certi casi (e sembra una cosa frequente per gli olandesi nel calcio) anche chi perde lascia un segno. Quantomeno hanno messo in scena uno spettacolo delle marionette artiste che ha incantato gli appassionati di tutta Europa.

Chapeau.

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