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Rudi, perché non ci siamo?

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L’avvio di stagione del Napoli ha riscontrato diverse lacune nel gioco, specie nelle gare contro Lazio e Fiorentina, entrambe perse.

(📷/GettyImages)

La sosta per le nazionali, come di consueto, serve ai club per recuperare giocatori infortunati, oppure, nel caso degli azzurri, di dimenticare sconfitte significative. Il Napoli arriva a questa pausa con una sonora sconfitta casalinga contro la viola di Italiano, che al Diego Armando Maradona ha fatto scuola di calcio, proposito e offensivo. Riparto proprio da queste parole: propositivi e offensivi.

Da luglio, qualcosa non torna

Il tecnico ex Lille e Roma, ha avuto le chiavi del Napoli da De Laurentiis ad inizio estate, lavorando su un gruppo che ha visto la “sola” partenza di Kim, ma che, al netto del valore specifico degli acquisti, è stata rinforzata numericamente e qualitativamente.

Sono arrivati ottimi giocatori come Natan e Lindstrom, e giocatori da raffinare come Cajuste, quest’ultimo su indicazione proprio del tecnico francese.

Avendo avuto il grosso del gruppo a disposizione, sembra fin troppo poco il lavoro svolto per dare un’identità al suo Napoli. Questo sia per quanto concerne l’eredità lasciata da Spalletti, sia per quello che riguarda la sua impronta tattica e gestionale.

Lo spogliatoio

Un proverbio recita: tre indizi fanno una prova. Dunque, dopo gli episodi di Kvaratskhelia, Osimhen e Politano possiamo dire che non tiri una grande aria all’interno del parco giocatori del Napoli, specie nei “senatori”.

Ma anche Garcia sembra estraneo a questi fatti, nel senso che li vive con una passività sconcertante. I suoi giocatori che, ad ogni cambio, sembrano non capire le intenzioni dell’allenatore (e anche questi cambi portano quasi mai a risultati positivi).

(📷/GettyImages)

Una situazione che si potrebbe anche definire di indolenza verso un allenatore che non è capito, o che non riesce a farsi capire. Sta di fatto che il Napoli dà sempre l’impressione di essere messo male in campo.

In campo: la fase non-offensiva

Qui va però fatta una doverosa premessa: questa non è una rosa adatta per le fortune di Garcia. Ci sono sì giocatori tecnici, offensivi, che riescono a dare il giusto cambio di passo, ma mancano però i veri contropiedisti. Manca il “Gervinho” che aveva a Roma e Lille (dove, guarda caso, ha fatto bene). Se si chiede a Kvara e Politano di essere quel giocatore li, non ci siamo proprio.

Partiamo anche dal presupposto che il cercare continuamente lo sviluppo verticale con il lancio lungo per Osimhen (che si è abile nel lungo, ma non ha la velocità di un’ala).
Ci sono evidenti lacune tattiche nella fase di possesso, dove c’è poco smarcamento e si cercano sempre le soluzioni più vicine.

Ovviamente il talento cristallino dei campioni del Napoli (Zielinski, Lobotka e i primi già citati), riescono, con le loro giocate, a sopperire alla nulla fase offensiva. Queste lacune però poi diventano evidenti quando giochi  contro squadre attrezzate, come Lazio e Fiorentina. Nel secondo tempo il Napoli costruisce una sola occasione verso la porta di Terracciano, quella di Osimhen lanciato in porta.

La vera forza del Napoli, ovvero il giocare ad alto ritmo e gli scambi stretti tra Kvara, Osimhen e il funambolo polacco, si sono visti solo un po’ contro il Real Madrid.

La “non fase difensiva”

La situazione in difesa è preoccupante, specialmente per una squadra che lo scorso anno ha avuto nel reparto difensivo uno dei fiori all’occhiello della squadra partenopea. Certamente sostituire l’apporto fondamentale di Kim nella difesa azzurra era molto difficile, ma iniziare con Juan Jesus mi ha destato qualche sospetto, di natura tecnica e tattica.

Leo Østigård e Natan in prospettiva sono due ottimi centrali di difesa, ma hanno dimostrato di avere poca confidenza sia nella sfida contro il Real che contro la Viola. Ma quello che più spaventa di questo nuovo Napoli è la distanza tra i reparti, che causa molto spesso un 1vs1 tra attaccante e difensore: quando c’è Natan va bene al Napoli, ma quando capita magari ai terzini, non si hanno risultati positivi con il risultato di una difesa che manca di letture di situazioni di gioco. Il Napoli sembra aver perso tutte le certezze dello scorso anno, e la colpa non può che essere di Garcia, almeno per la maggiore.

Perché è giusto esonerare Garcia adesso, non “quando sarà il tempo giusto”

Il Napoli ha scelto, a ragione, di confermare per 10/11 il blocco dello scorso anno, ma ha completamente sbagliato la scelta dell’allenatore, che è caduta su un tipo di coach abile nel contropiede.

Il Napoli però ha giocatori più da azione manovrata e palleggio, si pensi ai vari Zielinski, Lobotka, Zambo Anguissa, non necessariamente adatti ad un gioco di attesa e ripartenza, come non sono abituati neanche i difensori.

De Laurentiis, dopo aver sentito diversi allenatori, ha scelto quello più lontano dallo stile del Napoli degli ultimi due anni. Inoltre, Garcia mancava dal calcio europeo da molto tempo, dopo l’esperienza in Arabia. Non le migliori condizioni per prendere una squadra che veniva da una vittoria storica. Una scelta che sapeva, fin dall’inizio, di un ridimensionamento per il Napoli.

Dunque, ora il presidente del Napoli ha solo lui l’onere di scegliere tra la difesa della sua personale decisione avvenuta a luglio, oppure di aiutare il Napoli con una nuova guida tecnica.

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