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Serie A: la zona retrocessione

Il punto della situazione sulle squadre in lotta per la salvezza
9 min

Con alle porte un frenetico rush finale per rimanere in Serie A, andiamo ad analizzare come Salernitana, Genoa, Cagliari (con l’aiuto di Marco Lai), Venezia, Sampdoria e Spezia hanno costruito la propria classifica e a valutare come potranno evitare la retrocessione.

L’anno scorso sembrava potesse esserci una sorpresa a fine anno, interrompendo la tradizione che vede quasi sempre almeno due neopromosse su tre retrocedere in Serie B al termine del campionato. Il Benevento però decise di stravolgere completamente l’impianto di gioco presentato fino a quel momento, applicando un approccio più speculativo nella seconda parte della stagione. Risultato: solo 11 punti fatti nel girone di ritorno, comparati ai 22 del girone di andata, e conseguente retrocessione insieme a Parma e Crotone. 

Glik - retrocessione Benevento
La disperazione di Kamil Glik dopo la retrocessione del suo Benevento (📷/GettyImages)

Quest’anno, con la 24esima giornata alle porte, la situazione sembra analoga, ma non faremo proclami. Al momento le ultime 3 posizioni sono occupate da due habitué della Serie A, come Cagliari e Genoa, e dal fanalino di coda Salernitana. Più su troviamo nell’ordine Venezia, Sampdoria, Udinese e Spezia. Escluderemo volutamente l’Udinese dal discorso perché al momento sta dando molte più garanzie delle altre squadre (e ha anche una partita da recuperare, Fiorentina – Udinese)

Salernitana

20° posto, 10 punti (gap dalla salvezza: 8 punti con una partita da recuperare vs Venezia)

La Salernitana fino a poche settimane fa ha destato stupore più per le vicende extra-campo che per quanto fatto vedere sul rettangolo da gioco. Ricordiamo che Lotito ha dovuto cedere la proprietà della squadra per evitare l’esclusione dal campionato, in quanto già proprietario di un altro team di Serie A, la Lazio. Degna di nota resta la notifica della cessione mandata alla Lega Calcio in grande stile alle 23:55 del 31 dicembre. 

Per quanto riguarda il campo, invece, le premesse erano quelle della classica neopromossa che non avrebbe avuto le armi per competere nella massima serie e le aspettative al momento sono confermate. Le cause sono da rintracciare nella qualità dell’organico, troppo modesta rispetto alle dirette competitor. La società era consapevole di ciò, infatti era intervenuta sul mercato durante l’estate, mettendo a segno soprattutto dei colpi per rinvigorire l’attacco, che in realtà si sono rivelati come colpi per esaltare “la piazza”, i tifosi, e nulla più.

Parliamo di Ribery, che aveva già mostrato tutte le sue fragilità fisiche alla Fiorentina, e di Simy, reduce da una stagione da 20 gol in campionato da once in a blue moon per merito principalmente del sistema offensivo messo in piedi da Serse Cosmi nel girone di ritorno del campionato scorso a Crotone.

Ribery Salernitana
Più un acquisto per far felice la piazza che per dare una mano alla squadra (📷/GettyImages)

La situazione è rimasta invariata anche in seguito al cambio di allenatore che ha visto Colantuono sostituire Castori sulla panchina granata, scelta discutibile considerato quanto Castori conoscesse bene l’ambiente e il valore del sostituto scelto. Interessante la scelta di affidarsi a Walter Sabatini come direttore sportivo, il quale ha già promesso 6-7 colpi nel mercato di gennaio, tra cui Simone Verdi dal Torino. Allo stato attuale, quindi, la nuova proprietà sarà verosimilmente interessata a imbastire il proprio progetto dall’anno prossimo, ripartendo con calma dalla Serie B. Conquistare la salvezza sembra un’utopia. 

Genoa

19° posto, 13 punti (gap dalla salvezza: 5 punti) 

Il Grifone negli ultimi anni ci ha abituato a partenze lente in campionato, prestazioni da dimenticare e allenatori che si avvicendano in panchina. L’elisir della salvezza in tempi recenti aveva un nome e un cognome: Davide Ballardini. Il tecnico emiliano è stato sempre in grado di portare il Genoa alla salvezza, anche partendo da situazioni estremamente critiche, sfruttando i numerosi innesti che venivano puntualmente fatti durante il mercato di gennaio. 

Anche quest’anno sono tanti i nuovi arrivi in questa finestra di mercato: Hefti, Ostigaard e Yeboah sembrano poter alzare il livello, ma la musica è cambiata. Ballardini è stato esonerato dopo dodici giornate, Preziosi ha ceduto il club al gruppo americano 777 Partners e ben altri 2+1 allenatori si sono già succeduti sulla panchina del Genoa (senza però che Ballardini venisse richiamato). Si tratta di Shevchenko, che aveva trovato una certa solidità difensiva ma assoluta sterilità offensiva, di Konko, allenatore ad interim per il match contro la Fiorentina di Italiano perso 6-0, e Alexander Blessin, arrivato a Genova in seguito al mancato approdo di Labbaddia sulla panchina rossoblù. 

L’attuale tecnico è arrivato dall’Ostenda, con un passato da vice allenatore al RB Lipsia e allenatore delle giovanili, e ha appena strappato un punto nell’ultimo match contro l’Udinese. Blessin sembra un cambio di rotta repentino voluto dalla nuova proprietà. La permanenza in Serie A fine a se stessa non basta più. L’obiettivo è verosimilmente quello di creare un progetto serio, di lungo termine, basato sulle idee del nuovo allenatore e su temi tanto cari applicati dal modello Red Bull

Il Genoa sicuramente proverà a salvarsi, ma potrebbe non disdegnare una retrocessione per ripartire dalla Serie B con a disposizione il paracadute retrocessione, che nel caso del Grifone sarebbe molto sostanzioso. Nello specifico, il Genoa ha giocato in Serie A in almeno tre degli ultimi quattro anni e pertanto verrebbe eventualmente inserito nella “fascia C” che prevede un paracadute del valore di 25 mln di euro.

Nonostante ciò, immaginiamo un Genoa molto combattivo da qui a fine stagione, che dovrà giocarsela contro tutti per almeno sognare la salvezza, passando per la ricerca di solidità difensiva, la costruzione di un sistema di pressing efficace e la valorizzazione di alcuni elementi giovani (nuovi acquisti e non) presenti in rosa (i.e.: Yeboah), in linea con le caratteristiche e il trascorso del nuovo allenatore. Le risposte dopo il match contro l’Udinese sono molto incoraggianti: varie occasioni create in attacco e poche occasioni concesse. La situazione resta però critica.

Cagliari (scritto da Marco Lai)

18° posto, 17 punti (gap dalla salvezza: 1 punto)

Il Cagliari è, per il secondo anno di fila, una delle più cocenti delusioni del campionato. Dopo un paio di stagioni con ambizioni alle stelle (anche per merito di nomi illustri provenienti dal mercato), i sardi si stanno ormai abituando a dover lottare per non retrocedere fino all’ultimo.

Dopo la conferma (a denti stretti) e la rapida separazione con Semplici dopo appena 3 giornate, Giulini ha deciso di affidarsi a un allenatore d’esperienza (prendete questo termine sia in accezione positiva che in accezione negativa) come Walter Mazzarri per cercare di raddrizzare la stagione, ma per tutto il girone d’andata le cose non sono assolutamente andate come ci si aspettava: sono stati solo 9 i punti raccolti da Mazzarri tra la 4a e la 19a giornata. 

Le cose però sembrano essere ormai cambiate, via senatori con poca voglia come Godín e Cáceres, dentro giocatori vogliosi come Lovato (arrivato in prestito dall’Atalanta, ha radicalmente cambiato il livello della difesa del Cagliari) e Altare, in rosa sin da inizio stagione ma ha avuto modo di mettersi in mostra soltanto nell’ultimo mese dando buona prova di sé. Ma aldilà dei nomi, è proprio l’atteggiamento che sembra cambiato: meno remissività e più aggressività, meno paura e più coraggio; non a caso il mese di gennaio è iniziato con due vittorie contro Sampdoria e Bologna, una sconfitta di misura con la Roma e un pareggio rocambolesco contro la Fiorentina.

Anche i dati mostrano un’inversione di tendenza: nel girone d’andata il Cagliari con Mazzarri ha prodotto 14 xG in 15 partite (0,93 xG a partita); nel girone di ritorno il dato sale invece a 6,2 xG in 4 partite (1,55 xG a gara, dati Fbref) Certo, una statistica come gli xG usata su un campione di 4 partite vale ben poco, ma dà un’idea della nuova verve offensiva che appare evidente all’eye-test. Ma se già gli xG ci danno un’indicazione chiara in questo senso, il PPDA rende il discorso ancora più chiaro: da 16,53 a 8,3 (dati Understat), un cambio radicale.

Mancano pochi giorni alla fine del mercato ma la rosa ha ancora parecchio bisogno di essere sistemata: la difesa è perlopiù completa, c’è la possibilità che arrivi un braccetto destro (Izzo?) considerata la lunogodegenza di Walukiewicz, ma soprattutto si cerca da più di un mese un centrocampista centrale; si sono fatti i nomi di Aebischer (passato al Bologna), Lewis Ferguson (Aberdeen), Njegos Petrovic (Stella Rossa), ma il nome sembra essere quello di Baselli dal Torino appena atterrato a Elmas, nonostante una trattativa all’apparenza infinita. Un solo nome però potrebbe non bastare, in particolare alla luce delle voci che vedono Nandez lontano dalla Sardegna in direzione Torino, sponda bianconera. Manca anche qualcosa davanti, in questo mese senza Keita (Coppa d’Africa) le uniche alternative a disposizione di Mazzarri sono state Joao Pedro e Pavoletti, con la variante Pereiro che per caratteristiche non può essere considerato un attaccante. 

Tutto sommato, se fino a un mese fa le speranze di salvarsi per il Cagliari sembravano ridotte al lumicino, adesso le possibilità ci sono eccome, a patto che l’atteggiamento della squadra rimanga lo stesso e che la società riesca a puntellare la rosa nelle zone più scoperte. E poi, con un Joao Pedro così, niente è impossibile.

Venezia

17° posto, 18 punti (cuscinetto sulla zona retrocessione: 1 punto con una partita da recuperare vs Salernitana)

Il Venezia è una delle rivelazioni del campionato. La squadra melting-pot di nazionalità è guidata da Paolo Zanetti che si sta mettendo in mostra nella massima serie. Con una rosa ai nastri di partenza modesta è riuscito a dare ordine in campo alla squadra, solidità difensiva, idee offensive per mettere in difficoltà qualsiasi avversario e mentalità. Non necessariamente troppo belli da vedere, ma sicuramente efficaci. 

Sono tanti i giocatori valorizzati da questo sistema: Busio a dettare i tempi in cabina di regia, Caldara rigenerato come pilastro della difesa, Okereke e Henry perfettamente complementari con svariate soluzioni offensive. Il nigeriano in particolare, specialmente grazie alla sua velocità, ha mostrato di essere un giocatore che in Serie A ci può stare eccome. Non vanno però sottovalutati anche altri giovani, come il jolly Ampadu, e i nuovi acquisti: parliamo quindi di Cuisance, 22enne ex Bayern Monaco da rimettere in carreggiata dal punto di vista mentale dopo tante promesse disattese ma dimostrando di avere ancora un grande potenziale, e Nani, acquisto amarcord che però ha già mostrato di avere fame incidendo all’esordio contro l’Empoli, confezionando un assist da copertina. 

La classifica al momento dice “salvezza” ma bisognerà difendersi in questo rush finale contro le due contendenti più pericolose, ossia proprio le due squadre appena discusse: Cagliari e Genoa. Nella situazione del Venezia saranno fondamentali gli scontri diretti, assolutamente da non perdere, e un vantaggio in classifica, seppur minimo sul Cagliari, da saper gestire nelle situazioni più critiche del girone di ritorno. Molte volte fare i calcoli non aiuta, ma sicuramente avere più di un risultato a disposizione in alcuni scontri potrebbe rivelarsi un booster quantomeno mentale per i giocatori.

E poi diciamoci la verità, tutti facciamo un po’ il tifo per la squadra con le magliette più belle d’Europa.

Sampdoria

16° posto, 20 punti (cuscinetto sulla zona retrocessione: 3 punti)

L’addio di Claudio Ranieri alla panchina della Sampdoria ha aperto il Vaso di Pandora contenente gli effetti di una programmazione assente o fallimentare da parte del club. Ranieri, con la sua esperienza e i suoi principi, era sempre riuscito ad ottenere una salvezza molto agiata con i blucerchiati, nonostante una rosa quasi priva di elementi di qualità e per molti versi disfunzionale, anche nella stagione in cui era succeduto ad Eusebio di Francesco e alla sua partenza horror. Lo stesso Ranieri ha preso questa decisione perché il club non aveva intenzione di dare più strumenti all’allenatore per ambire a qualcosa in più. 

Roberto d’Aversa, l’allenatore con cui la Samp ha iniziato la stagione, sembrava potesse essere adatto ad una situazione di questo tipo, dato che si era reso già protagonista di una cavalcata molto interessante con il Parma due anni fa. Avevamo però sottovalutato l’apporto dei Kulusevski e Gervinho in quel sistema di ripartenze estremamente basso e difensivo.

Non a caso, già il ritorno di d’Aversa a Parma l’anno scorso per riagguantare la salvezza a campionato in corso era stato fallimentare. D’Aversa quest’anno ha ri-dato prova di queste criticità, mettendo in campo una Samp spesso disorganizzata e/o troppo “difensivista”. Damsgaard trasformato quasi in un terzino, per compiti e posizione in campo, è la cartina al tornasole dell’apporto negativo dato dall’allenatore in questo campionato. È stato più volte infatti vicino all’esonero e, agli atti, la condanna e l’arresto del presidente Ferrero gli hanno consentito di continuare sulla panchina doriana. I punti in classifica a suo modo li ha comunque raccolti, facendo leva su una rosa di livello superiore rispetto alle contendenti, e ad un redivivo Candreva, ma gli ultimi passi falsi gli sono comunque costati la panchina. 

Il nuovo arrivato è Marco Giampaolo. Il nuovo allenatore appartiene al capitolo in cui avevamo inserito anche Thiago Motta per certi versi. In questo caso, Giampaolo è passato da essere ottimo allenatore per la Serie A ad allenatore inadatto per la categoria. Come al solito le vie di mezzo molte volte non vengono percorse e quindi a Giampaolo spetta riabilitare la propria figura per dimostrare che in una squadra di mezza classifica può ancora dire la sua. Post Milan, rivelatosi club non alla portata dell’allenatore, ha deluso anche al Torino, esperienza per la quale può avere l’attenuante di una rosa per niente adatta al suo stile di gioco.

Apparentemente non ha imparato la lezione, dato che anche la Samp non è prettamente in linea con i suoi canoni, ma la voglia di rimettersi in gioco è sicuramente tanta. Tutti eravamo pronti al suo 4-3-1-2 messo in campo chissà come data la rosa a disposizione, ma, forse per sfruttare al meglio il suo giocatore migliore, Candreva, sembra intenzionato a voler implementare un 3-5-2, più adatto in generale ai giocatori presenti in rosa. 

Alla luce di tutte queste perplessità, quindi, la Samp non la inseriamo nel pool di squadre sicuramente salve. Dovesse andare storto qualcosa, tra un allenatore che ha molto da dimostrare e una rosa che sta rendendo sotto al par, la situazione potrebbe rivelarsi estremamente critica, con la zona retrocessione al momento a “sole” 3 lunghezze di distanza. La qualità del lavoro del Maestro con la squadra durante questa sosta si rivelerà sicuramente decisiva, in positivo o in negativo, per le sorti della Samp.

Spezia

14° posto, 25 punti (cuscinetto sulla zona retrocessione: 8 punti)

La recente vittoria giustamente discussa contro il Milan per questioni arbitrali rischierà di oscurare i meriti dello Spezia in questo campionato. Thiago Motta, allenatore ormai diventato un meme vivente a causa di giudizi troppo frettolosi in seguito all’esperienza fallimentare al Genoa in quel turbinio di allenatori sempre caro alla squadra di Preziosi, è succeduto a Vincenzo Italiano al termine dello scorso campionato. In molti hanno sottovalutato questo passaggio, perché in pochi avevano compreso il miracolo compiuto dall’attuale allenatore della Fiorentina con i liguri l’anno scorso. 

Italiano con lo Spezia
L’artefice numero 1 della salvezza spezzina dello scorso campionato (📷/GettyImages)

Non si parla semplicemente della salvezza, ma del sistema messo in piedi su una squadra che, almeno sulla carta, non aveva le qualità necessarie per farlo rendere a dovere. Succedere ad allenatori che hanno dato una chiara impronta e voler cambiare le carte in tavola è sempre difficile (basti pensare all’Hellas di Eusebio di Francesco post Juric o alla partenza molto lenta di Dionisi post De Zerbi al Sassuolo). Motta ci è riuscito e sta al momento spegnendo molte critiche mosse nei suoi confronti in questi anni, non solo dal punto di vista dei risultati, ma anche considerando le idee messe in pratica in termini di costruzione dal basso, sistema di pressing, creazione offensiva e adattabilità. 

Il nuovo Spezia è più versatile del precedente e fa dell’essere camaleonte la propria arma, in alcuni casi per scelta tecnica, in altri per fare di necessità virtù, tra infortuni, casi COVID e giocatori messi fuori rosa per motivi disciplinari. In questi mesi abbiamo visto in campo una difesa a 3 e una difesa a 4, una squadra molto bassa che sfrutta le ripartenze o una squadra molto alta che mantiene il possesso, alternando assetti più spregiudicati sulla carta ad assetti molto più di contenimento. 

Fondamentale in quest’ottica è quindi la duttilità di alcuni giocatori in rosa, in alcuni casi innata, in altri casi plasmata dall’allenatore. Parliamo quindi di Gyasi, terzino di difesa a 4, esterno di centrocampo a tutta fascia e non, esterno di un attacco a 3 e all’occorrenza mezzala di centrocampo, o Bastoni, che ha ricoperto gli stessi ruoli del precedente in aggiunta alla cabina di regia davanti alla difesa.

Emblema di questo processo di adattamento è Jacopo Sala: una carriera intera da terzino, per poi essere plasmato a giocare davanti alla difesa a dettare i tempi. Con gli 8 punti cuscinetto accumulati sulla zona retrocessione l’obiettivo salvezza sembra quanto mai alla portata, ma anche qui non bisognerà sottovalutare troppo gli scontri diretti, in cui spesso lo Spezia ha buttato via punti per disattenzioni difensive tipiche dei giocatori presenti in rosa o per mancata concretezza in zona gol.

Chi sopravviverà a questo rush finale di campionato? Riusciranno le squadre esperte della classe ad imporsi sulle new entry del campionato o toccherà ripartire dalla Serie cadetta?

Pronostici retrocessione

  • Riccardo: Salernitana, Venezia, Genoa
  • Marco: Salernitana, Genoa, Cagliari (scaramanzia necessaria)
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