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Why always me? – Una storia di Mario Balotelli

11 min

Mario Balotelli è probabilmente il giocatore di cui maggiormente si è parlato in Italia nelle ultime settimane, infatti il suo nome è stato sulla bocca di tutti dalla convocazione per lo stage Nazionale all’eliminazione dell’Italia per mano della Macedonia, e ovviamente le opinioni erano quanto di più discordanti si possa immaginare: per qualcuno è un giocatore finito che non doveva essere preso in considerazione nemmeno per scherzo mentre per altri poteva essere ancora una risorsa per questa Nazionale.

Nel momento in cui scrivo Balotelli sta giocando in Turchia all’Adana Demirspor allenato da Vincenzo Montella e la sua è una stagione normale, senza gloria ne infamia, con 21 presenze e 10 gol.

L’esordio di Mario Balotelli

Prendendo spunto dal famoso film The Place Beyond the Pines (tradotto in italiano in “Come un tuono”)  potremmo prendere in prestito la frase rivolta da Robin (Ben Mendelsohn) a Luke (Ryan Gosling) per spiegare la carriera di Mario Balotelli:

“If you ride like lightning, you’re gonna crash like thunder“

Il suo esordio nell’Inter di Mancini fu folgorante: esordisce diciassettenne nel dicembre del 2007 contro il Cagliari e dopo tre giorni realizza una doppietta in coppa Italia contro la Reggina. Replica contro la Juventus sempre in Coppa Italia con un’altra doppietta ed è fondamentale per la vittoria dello scudetto dell’Inter dovendo sostituire molte volte Zlatan Ibrahimovic bloccato per diversi infortuni in quel finale di stagione (stagione che comunque deciderà con la doppietta a Parma da subentrato nell’ultima partita di campionato).

Anche le due stagioni con Mou sono positive e il suo apporto sia in termini di gol che di gioco è eccellente e seppur giovanissimo è uno dei protagonisti di quell’Inter. Nonostante i 19 gol e 11 assist in 62 partite prima ancora di aver compiuto 20 anni, gli scontri con Mou, i compagni di squadra e i tifosi diventano sempre maggiori e sfociano nel lancio della maglietta nella storica notte della vittoria interista contro il Barcelona per 3-1.

Balo vs Barça
Il momento della totale rottura di Balotelli con il mondo Inter (📷GettyImages)

In quella delicata partita Balotelli entra nella situazione già di vantaggio per 3-1 e il pubblico all’inizio sembra addirittura sostenerlo. All’87’ però perde malamente un pallone e quel punto iniziano a San Siro iniziano i mugugni che si trasformano in fischi quando Balotelli sbaglia un’apertura su Stankovic.

A quel punto Balotelli perde la testa e calcia malamente un pallone da trequarti campo sotto i fischi delle curva. Mario allo stesso tempo non le manda a dire e reagisce con gesti e parole ma quello che accadrà da lì a poco è impensabile:

Terminata la partita Balotelli compie un gesto insensato: si toglie la maglia dell’inter e la getta per terra (con Stankovic che, accortosi del fattaccio, nasconde la maglietta).
I tifosi iniziano ricominciano così ferocemente ad attaccarlo, così come faranno Materazzi negli spogliatoi e Mou immediatamente dopo la partita davanti alle telecamere.

Il peccato originale di questo senso di insofferenza è probabilmente da ricerca altrove però e nello specifico ad una frase che Mario ha pronunciato tempo prima durante una visita all’Istituto per disabili Don Gnocchi.

Per quale squadra tifo? Milan.”

Mario Balotelli

L’approdo del Balo al Manchester City

A portarlo via da Milano è il suo mentore Roberto Mancini che da qualche anno è approdato alla corte dello sceicco Khaldun al-Mubarak il quale ha l’obiettivo di rendere il Manchester City uno dei club più importanti del panorama calcistico moderno.

ll primo gol con la nuova maglia arriva il 19 agosto in Europa League contro il Timisoara. Il primo gol di Balotelli in Premier League invece arriva contro contro il West Bromwich Albion il 7 novembre: in quella partita, Balotelli, dopo un lungo infortunio occorso nella partita contro l’Arsenal, realizza addirittura una doppietta.

Il 14 maggio 2011 è invece il giorno della prima gioia di Balotelli con la maglia del Manchester City: arriva infatti il trionfo in FA Cup contro lo Stoke City nella finale disputata a Wembley. La punta italiana viene anche eletta ‘Man of The Match’.

La stagione 2011/2012 è quella della consacrazione oltremanica anche se non era iniziata nel migliore dei modi: durante un’amichevole estiva contro il Los Angeles Galaxy l’attaccante italiano cerca il gol nel modo più impensabile e fa perdere le staffe a Mancini che lo sostituisce immediatamente

Il 23 ottobre entra nella storia del club firmando una doppietta nel leggendario 6-1 con cui il Manchester City distrugge lo United. Per esultare Balotelli mostra una maglietta con scritto “Why always me?” di cui spiegherà il significato al Guardian nelle settimane successive: “It was [a message] to all the people… talking bad about me and say[ing] stuff not nice about me, and they don’t know me, so [I was] just asking ‘Why always me’? Like, Why always me?”

Nella partita conclusiva della Premier League, infatti, il Manchester City ha bisogno di una vittoria per raggiungere la vittoria del titolo e incontra sulla sua strada il Q.P.R. che invece si sta giocando la permanenza nella massima lega con il Bolton.

Il City chiude il primo tempo in vantaggio per 1-0 grazie al gol di Zabaleta e la pratica sembra archiviata. Nel secondo tempo però accade l’imponderabile: il Q.P.R. dapprima trova il pari con Cissè che approfitta di un errore di Lescott e dieci minuti più tardi Mackie porta addirittura in vantaggio i londinesi. Nel mentre Joey Barton (ex idolo City) impazzisce e prima colpisce con una gomitata Tevez e successivamente rifila un calcio ad Aguero lasciando in 10 i suoi.

Il City si riversa in attacco e al 92’ trova il pari con Dzeko ma questo risultato non basta ancora.

Con un minuto rimanente, Aguero prende palla in mezzo al campo e chiede l’uno-due con Mario Balotelli. L’italiano scivola ma riesce comunque a servire sulla corsa Aguero che non sbaglia e porta così il titolo che mancava da 44 anni al Manchester City.

Il City di Mancini
Il Manchester City festeggia il titolo di Premier che mancava da 44 anni (📷GettyImages)

Questo è probabilmente il momento più alto nella sua esperienza al Manchester City e anche i tifosi dei Citizens lo adottano dedicandogli un coro che riprende una delle vicende extra campo più famose dell’epoca:

OOOOOOO Balotelli,
He’s a striker, he’s good at darts, an allergy to grass but when he plays he’s fuckin class,
He drives around moss side with a wallet full of cash!

Balotelli fu infatti beccato a tirare freccette verso alcuni ragazzi delle giovanili da una finestra del primo piano del centro di allenamento del City. Alla domanda sul perché lo avesse fatto rispose: “Mi annoiavo“.

Notti magiche ad EURO 2012

Terminata la vittoriosa stagione con il City arriva EURO 2012 e Prandelli ha puntato su di lui e Cassano come coppia d’attacco della Nazionale.

L’Italia e Balotelli non partono bene e pareggiano dapprima contro la Spagna campione del Mondo e d’Europa e poi contro la Croazia trovandosi così a giocarsi il passaggio del turno del decisivo match contro l’Irlanda.

Balotelli dopo le prime deludenti uscite parte dalla panchina ma al 73’, con l’Italia già avanti per 1-0 grazie al gol di Cassano, sostituisce Antonio Di Natale. In questi pochi minuti riesce comunque a mettere il sigillo sulla partita con un gol in acrobazia su calcio d’angolo e a chiudere definitivamente il discorso qualificazione, il tutto non senza polemiche visto che un secondo dopo aver segnato Bonucci gli mette una mano davanti alla bocca bloccando sul nascere ulteriori polemiche.

Bonucci zittisce Balotelli
Bonucci zittisce Balotelli dopo il gol all’Irlanda (📷GettyImages)

Ai quarti l’Italia affronta l’Inghilterra in una partita che ha bisogno dei calci di rigore per decidere il suo esito e Balotelli realizza il suo con un siparietto contro Hart che aveva cercato di distrarlo. Diamanti realizzerà il rigore decisivo e l’Italia volerà così in semifinale contro la Germania.

La partite del 28 giugno 2012 è da ricordarsi probabilmente come il punto più alto nella carriera di Balotelli, ed è una cosa molto triste visto che all’epoca non aveva ancora compiuto 22 anni.

La Germania questa volta parte da favorita e approccia meglio dell’Italia la partita. I tedeschi spingono e risultano pericolosi da subito con Hummels ma al 20’ Pirlo trova con una palla lunga Chiellini che serve immediatamente Cassano. Il talento barese, che meriterebbe un racconto tutto suo, con un gioco di prestigio si libera di due difensori tedeschi e mette al centro dell’area tedesca un cross su cui Balotelli di avventa prendendo il tempo su Badstuber. 1-0 Italia.

Passa un quarto d’ora e Balotelli è trovato in profondità con una palla millimetrica di Montolivo, l’attaccante controlla il pallone e lo scarica un missile da quasi 100 km/h sotto l’incrocio della porta tedesca di un impotente Neuer.

Stavolta Balotelli esulta ed entra definitivamente nello scenario pop italiano con l’esultanza che ognuno di noi ha visto almeno una volta.

L'esultanza iconica per eccellenza
L’esultanza iconica per eccellenza (📷GettyImages)

La Germania prova riprendere la partita e trova il gol del 2-1 con Mesut Ozil su rigore ma non riesce a pareggiare e così l’Italia si qualifica alla finale dell’Europeo dove affronterà la Spagna, già affrontata nella prima partita di EURO 2012.

La finale è purtroppo una partita a senso unico che la Spagna domina e vince per 4-0 su un’Italia colpita prima dall’infortunio di Chiellini e successivamente da quello di Thiago Motta che abbandona il campo al 62° lasciando gli azzurri in dieci visto che lui era stato il terzo cambio di Prandelli.

Balotelli entra però nella top 11 della competizione e con 3 gol condivide a pari merito il titolo di capocannoniere con Cristiano Ronaldo, Fernando Torres, Alan Dzagoev, Mario Mandžukić e Mario Gómez.

L’approdo di Balotelli al Milan

Dopo EURO 2012 rientra a Manchester ma, al contrario di quanto ci si aspetterebbe da un giocatore che ha dimostrato di essere in rampa di lancio per diventare un top player a livello mondiale, alcuni suoi comportamenti sono indolenti e deleteri per la squadra e Mancini è così costretto a metterlo fuori rosa.

Gli alterchi non cessano e nel gennaio 2013 il City, dopo l’ennesimo diverbio in allenamento con Mancini a causa di un intervento ruvido dell’italiano su Sinclair, decide di cederlo e la meta preferita dal giovane attaccante è proprio la sua squadra del cuore: il Milan. Recentemente Balotelli è però tornato su questo momento della sua carriera e ha definito questo trasferimento come il peggior errore della sua carriera dichiarando:

“Se non avessi lasciato il City avrei vinto almeno un Pallone d’Oro. Con la mentalità che ho oggi, certamente ce l’avrei fatta. Lasciare Manchester è stato il mio più grande errore, nell’anno in cui sono partito ho giocato molto bene a Milano per un anno e mezzo, ma dopo ho avuto dei problemi. E ora che sono più maturo, so che non avrei dovuto lasciare il City in quel momento. Tutti questi anni hanno visto il City migliorare, migliorare e migliorare. Avrei potuto essere come Sergio Aguero per molto tempo”

L’accoglienza non è delle migliori visto che Berlusconi, a domanda diretta sul possibile approdo di Balotelli, rispose che non lo riteneva opportuno perché considerava l’attaccante “una mela marcia”. Le parole saranno addolcite poi da Adriano Galliani che, da vero artefice dell’operazione, difenderà sempre Balotelli nella sua esperienza rossonera e anche successivamente.

La mossa però si rivela da subito ispirata per entrambe le parti con Balotelli che brilla e segna 12 volte nelle sue prime 13 presenze in campionato trascinando il Milan al terzo posto e all’obiettivo stagionale che era la qualificazione in Champions League.

So, Balo, where did it all go wrong?

Arrivati a questo punto della storia mi trovo a pensare che ogni volta che parlo della carriera di Mario Balotelli in verità non so mai se iniziare dall’inizio o dalla fine che continua a spingersi, in modo sempre più imprevedibile, un po’ più in là.
Forse però il punto da cui partire dovrebbe essere un altro e, utilizzando le famose parole rivolte a George Best, si potrebbe dire:

“So, Balo, where did it all go wrong?”

Come raccontato, la carriera di Mario Balotelli è stata un saliscendi di emozioni e problematiche ma credo vi sia un momento che fa da spartiacque nella sua vita calcistica ed è il trasferimento al Liverpool avvenuto nell’estate del 2014.

Dopo quel Mondiale infatti ci saranno le fallimentari esperienze a Liverpool e il ritorno al Milan, la rinascita in Francia con Nizza (61 partite e 33 gol ma dove non mancheranno i litigi con Patrick Vieira quando questo succederà a Lucien Favre come allenatore) e Marsiglia (15 partite e 8 gol).

Successivamente ci sarà la sfortunata scelta di ritornare in Italia, dapprima nella sua Brescia (dove il rapporto con Cellino non decollerà mai) e poi al Monza in Serie B dove Adriano Galliani è stato contento di concedergli un ulteriore possibilità che ha rischiato di trasformarsi in una promozione in Serie A, ma questa è un’altra storia.

Torniamo dunque al 2014, Balotelli arriva a quell’evento come l’uomo di punta della Nazionale Italiana e su cui ogni italiano scommette per quel Mondiale, memore delle prestazioni offerte dall’attaccante all’Europeo del 2012.

La stagione di Balotelli non è stata però positiva. Nonostante il record di gol in un singolo campionato (14 in 30 partite) il suo Milan ha concluso la stagione fallimentare all’ottavo posto. Non sono bastati infatti il ritorno di Kakà e affidare la panchina dei rossoneri a Clarence Seedorf (che succede a Max Allegri esonerato dopo una brutta sconfitta occorsa contro il Sassuolo) per risollevare la stagione. Balotelli è stato bersaglio delle critiche per tutta la stagione e l’apice di questa situazione irreale si raggiunge dopo Roma – Milan del maggio 2014 vinto dai giallorossi per 2 a 0.

Dopo una prestazione opaca il rossonero si presenta ai microfoni di Sky, mentre dall’altra parte i suoi ex colleghi Giancarlo Marocchi, Christian Panucci e Zvonimir Boban stanno iniziando un processo di condanna in pubblica piazza. Dapprima Marocchi attacca Balotelli sulle presunte colpe di quest’ultimo, come se fosse l’allenatore, e successivamente intervengono Boban e Panucci che in tono minore attaccano il bresciano su cosa dovrebbe essere e cosa dovrebbe pensare.

Balotelli risponde dapprima stizzito a Marocchi e si mette poi sulla difensiva rispetto alle parole di Boban e Panucci, facendo però capire che lui non deve rispondere a loro di ciò che è e ciò che fa in campo.

Questa “intervista” è stata subito utilizzata come strumento per attaccare ulteriormente l’attaccante rossonero, ripreso da ogni parte per i toni tenuti nei confronti degli interlocutori, senza però soffermarsi sull’atteggiamento tenuto da sempre dalla stampa e dai media verso di lui.

La gazzetta su Balotelli

Ma andiamo avanti e spostiamoci al Mondiale 2014. La spedizione italiana è carica di aspettative e il ciclo Prandelli ha fino a quel momento convinto; la Nazionale, dopo un Europeo da protagonista in cui si è fermata solo in finale contro la Spagna campione del Mondo e d’Europa, è una delle squadre più attese del Mondiale e Balotelli ne è la sua stella dichiarata.

L’avventura brasiliana inizia come meglio non si potrebbe e l’Inghilterra (l’avversario più temibile del girone) viene battuta più agevolmente di quanto dica il risultato di 2 a 1 ed è proprio Balotelli a segnare il gol decisivo, tutto questo nonostante l’importante assenza di Buffon, ben sostituito da Sirigu.

Il 20 giugno 2014 l’Italia affronta la Costa Rica e spera di chiudere in quella gara il discorso qualificazione. Pirlo al 30° trova con una delle sue palle illuminanti proprio Balotelli che ha ben attaccato la profondità. L’attaccante controlla in modo ottimamente la palla in corsa ma nell’uno contro uno con il portiere colpisce male e il pallonetto ai danni di Keylor Navas risulta lento e sbilenco, niente da fare.

Al 32° gli capita un secondo pallone, questo su una spizzicata di Thiago Motta, sul quale si coordina perfettamente ma colpisce purtroppo il pallone in modo troppo pulito e parte così un tiro forte ma centrale.

Da quel momento in poi l’Italia va in sofferenza e la Costa Rica prende sempre più campo e diventa pericolosa più volte. Dapprima con una conclusione da fuori area ben neutralizzata da Buffon, successivamente con una palla in profondità su Joel Cambpell su cui Chiellini si arrangia come può ed è fortunato che l’arbitro non abbia visto e che il VAR non esista, e infine un cross scomodo, di quelli tagliati sul secondo palo su cui Buffon si fa trovare impreparato e sul quale Bryan Ruiz non perdona.

L’Italia non ha la forza di reagire e la Costa Rica, grazie alle vittorie contro gli Azzurri e l’Uruguay, è a sorpresa la prima a staccare il biglietto per gli ottavi.

Addetti ai lavori e stampa in tutto ciò hanno però deciso che, nonostante una pessima partita da parte di tutti gli italiani (Chiellini su tutti) la sconfitta contro la Costa Rica è colpa di Mario Balotelli e non fanno che ribadirlo, mettendo anche in discussione la sua titolarità a favore di un Ciro Immobile, fresco capocannoniere dell’ultima Serie A.

L’Italia ha così una partita da dentro o fuori con gli uruguagi che hanno battuto l’Inghilterra con lo stesso risultato ma che pagano una peggiore differenza reti vista la sconfitta per 3-1 occorsa contro i costaricani. Quella stagione però Diego Godin è il giocatore più decisivo del pianeta e dopo aver deciso la Liga e quasi deciso la Champions League è ancora lui a siglare il gol vittoria in una partita in cui succede di tutto, dall’espulsione a Marchisio al morso di Luis Suarez sulla spalla di Chiellini.

In tutto ciò Balotelli è un’ombra, invisibile ed impalpabile e Prandelli lo sostituisce al termine del primo tempo.

L’Italia a sorpresa è fuori dai Mondiali e scatta la ricerca al capro espiatorio. Scatta quindi la macchina del fango nei confronti di Balotelli che sarebbe il solo ed unico responsabile di un Mondiale fallimentare ed inaspettato.

Sono da subito i senatori a scaricare Balotelli, dapprima Buffon il quale afferma che “Bisogna dare i meriti a chi li ha acquisiti sul campo, non per quello che si è stati ma per quello che siamo ancora. In campo, del resto, bisogna ‘fare’ e i ‘senatori’ hanno fatto” e De Rossi lo segue con le sue dichiarazioni che sembrano anch’esse rivolte ad una sola persona: “Dobbiamo dimenticare in fretta; anzi mi correggo: dobbiamo tenere bene in mente tutto e ripartire dagli uomini veri. Non dalle figurine o dai personaggi: questi non servono alla Nazionale”. 

Il clima in quella Nazionale non doveva essere idilliaco visto anche il battibecco registrato tra Cassano e Buffon nel momento in cui il volo italiano di ritorno dal Brasile stava atterrando.

A queste dichiarazioni si accoderanno poi anche le parole di Bonucci e Chiellini, quest’ultimo oltretutto ha inserito nella sua autobiografia la sua opinione rispetto a Balotelli in riferimento ad un episodio accaduto addirittura un anno prima dei Mondiali: “Balotelli è una persona negativa, senza rispetto per il gruppo. – si legge nel libro – In Confederations Cup, nel 2013, non ci diede una mano in niente, roba da prenderlo a schiaffi”.

Dopo i senatori della Nazionale è la stampa a prendersela con il talento bresciano rivolgendo lui le colpe e gli atteggiamenti più disparati e riprendendo fatti del passato che ritornarono di attualità come se fossero accaduti il giorno precedente. Anche la politica ha voluto esprimere il proprio disgusto verso il giocatore e nello specifico è stato il solito Matteo Salvini a sentirsi in dovere di dire la propria opinione, non richiesta, risultando come sempre fuori luogo.

Salvini su Balotelli

Questa non era la prima volta che i due si scontravano sui social: negli anni precedenti infatti Balotelli prese le difese di Sulley Muntari facendosi beffe del tweet pubblicato dal politico leghista che aveva una connotazione vagamente razzista.

Nell’intervista rilasciata per The Athletic al suo ex compagno di squadra ai tempi del Manchester City Nedum Onuoha è lo stesso Balotelli a tornare a parlare dell’atteggiamento della stampa nei suoi confronti e la spiega così:

“Sai quante notizie sono uscite (su di me) nei due, tre anni in cui sono stato in Inghilterra? Tipo, ogni giorno… Non avevo nemmeno il tempo di allenarmi, ero al telefono per cercare di spiegarmi ogni volta. Ero come, ‘Sono giovane, vogliono dire quello che vogliono dire, è un loro problema ma la mia famiglia sa cosa faccio veramente quindi non mi interessa molto’. Ora, se potessi tornare indietro a quel tempo avrei risposto e avrei detto di smettere di creare storie, perché nella mia carriera queste cose mi si sono un po’ ritorte contro”.

Balotelli e il tema del razzismo

Anche il tema del razzismo con Mario Balotelli è stato affrontato sempre con un velo di superficialità. Più volte è capitato infatti che nei campi italiani gli fossero rivolti epiteti razzisti ma questi sono stati spesso stigmatizzati, distribuendo inoltre parte della colpa di quanto fosse capitato proprio sulle spalle del calciatore in virtù della sua fama di Bad Boy.

Emblematici in questo senso sono stati gli episodi accaduti a Verona, dapprima contro il Chievo nel 2010 e successivamente con l’Hellas Verona nel 2019.

In entrambe le situazioni, anche se in modo diverso, gli ululati e gli insulti razzisti ricevuti sono stati minimizzati se non esclusi, come ad esempio affermato da Campedelli stesso che addirittura dichiarò:

“Dopo la partita finisce tutto – aggiunge Campedelli – e comunque Balotelli non ha ricevuto ululati razzisti, ma fischi … Il problema, non è il colore della pelle di Balotelli, ma l’atteggiamento che tiene spesso sul campo” a cui l’allenatore del Chievo dell’epoca, Domenico Di Carlo, aggiunse “Mario Balotelli deve guardare soprattutto a se stesso, perché ovunque va gli dicono sempre qualcosa: perciò penso che Mario debba capire che deve essere lui a cambiare atteggiamento”.

Balotelli si trasforma così in pochi anni da possibile simbolo di integrazione a fotografia di un Paese che nel negli anni ’10 ha ancora dei forti problemi con il razzismo ma ha vergogna ad ammetterlo.

Ovviamente Mario ha delle colpe importanti rispetto all’andamento della sua carriera soprattutto in virtù dei mezzi tecnici a sua disposizione. Lo stesso Balotelli ha dichiarato che “se parliamo solo di qualità, di qualità calcistica, non ho nulla da invidiare a loro (Messi e Ronaldo), ad essere onesti”, e quindi se a 30 anni, nel momento che dovrebbe essere l’apice della tua carriera, stai giocando al Monza in Serie B significa che qualcosa non è andato nel verso giusto.

Credo però che da sempre Mario Balotelli sia stato caricato di responsabilità sociali e morali senza però rendersi conto che lui non è un politico o un ambasciatore ma solamente un calciatore e forse tutte queste responsabilità non le ha mai né volute né cercate, e probabilmente nemmeno avrebbe potuto reggerle. È stato come chiedere ad un cuoco di progettare un’astronave e poi sorprendersi ed accusarlo per non esserci riuscito.

Mario Balotelli non aveva la forza mentale per sopportare la forza simbolica di cui è stato caricato da quando aveva 17 anni e nel momento in cui tutto a cominciato a sgretolarsi sotto ai suoi piedi l’ambiente che lo circondava (dalla Federazione alle società in cui giocava passando per i media) al posto di sostenere il capitale umano e calcistico lo hanno abbandonato addossandogli ogni colpa che il sistema non era in grado di attribuirsi.

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