4 Giugno 2026

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Evaristo Beccalossi, iconico centrocampista italiano e leggenda dell’Inter, muore a 69 anni

Evaristo Beccalossi

Brescia, Italia – 6 maggio 2026 – Il calcio italiano è in lutto per la scomparsa di Evaristo Beccalossi, uno dei centrocampisti offensivi più talentuosi e carismatici della sua generazione. L’ex stella dell’Inter Milan, affettuosamente soprannominato “Becca”, “Il Genio” e “Driblossi”, è morto all’età di 69 anni nella sua Brescia dopo una lunga battaglia contro complicazioni di salute derivanti da un’emorragia cerebrale avvenuta nel gennaio 2025.

Beccalossi, che avrebbe compiuto 70 anni il prossimo 12 maggio, si è spento nella notte presso la clinica Poliambulanza di Brescia, dove era ricoverato da tempo dopo un lungo coma e un periodo di riabilitazione. La sua morte segna la fine di un’epoca per tutti i tifosi che hanno amato il suo estro, la sua creatività e i momenti indimenticabili con la maglia nerazzurra.

Una vita dedicata al calcio: dalle strade di Brescia alla gloria di San Siro

Evaristo Beccalossi è nato il 12 maggio 1956 a Brescia, in Lombardia, in una famiglia operaia. Cresciuto nel quartiere San Polo, ha sviluppato la passione per il pallone in condizioni umili: calciando il pallone contro i muri per ore e giocando all’oratorio con ragazzi più grandi. Inizialmente destro naturale, si è allenato con costanza per diventare ambidestro, ispirandosi al suo idolo, il maestro mancino Omar Sívori. Questa dedizione alla tecnica e alla versatilità ha definito il suo stile di gioco fin dalla giovane età.

Beccalossi è entrato nelle giovanili del Brescia Calcio nel 1972. Ha esordito in prima squadra poco dopo e si è imposto come promettente centrocampista offensivo, realizzando 14 gol in 94 presenze in campionato tra il 1972 e il 1978. Le sue prestazioni hanno attirato l’attenzione dei grandi club, portando al trasferimento all’Inter nel 1978.

Gli anni all’Inter Milan: la nascita di “Driblossi”

All’Inter, Beccalossi è sbocciato definitivamente. Con la prestigiosa maglia numero 10, è diventato beniamino del pubblico del Meazza. Dal 1978 al 1984 ha collezionato 216 presenze complessive, segnando 37 gol (di cui 30 in Serie A) e formando una coppia formidabile con l’attaccante Alessandro Altobelli.

I momenti più importanti della sua carriera nerazzurra:

  • Scudetto Serie A 1979-80: Beccalossi è stato protagonista assoluto del trionfo nerazzurro sotto la guida di Eugenio Bersellini. Ha segnato gol decisivi, tra cui una doppietta memorabile nel derby di Milano contro il Milan nell’ottobre 1979, che ha contribuito in modo determinante alla conquista del titolo. La sua creatività e visione di gioco risultavano fondamentali per scardinare difese in un’epoca dominata dalla tattica.
  • Coppa Italia 1981-82: È stato uno dei punti di riferimento nella vittoria della coppa nazionale.
  • Campagne europee: Ha aiutato l’Inter a raggiungere le semifinali di Coppa dei Campioni nel 1980-81 e ha contribuito in altre competizioni continentali, realizzando 2 reti in 28 presenze europee.

Gianni Brera, leggendario giornalista sportivo italiano, lo battezzò “Driblossi” per la sua capacità di dribbling audace, leggero ed efficace, spesso ipnotico. Beccalossi era un vero fantasista: rapido, tecnicamente dotato, con un ottimo lancio, estro e capacità di aprire difese serrate. Pur non essendo il giocatore più atletico né il più rigoroso in fase difensiva, la sua creatività brillava intensamente. Compagni e tifosi sostenevano che con lui in campo sembrava di giocare in superiorità numerica… o talvolta in inferiorità, a causa del suo stile individualista e discontinuo.

Venne spesso paragonato alla leggenda interista Mario Corso per la sua magia di piede sinistro. Lo stesso Beccalossi citava Corso come proprio punto di riferimento.

Carriera successiva e vita dopo il ritiro

Dopo aver lasciato l’Inter nel 1984, Beccalossi ha giocato nella Sampdoria (dove ha vinto un’altra Coppa Italia nel 1984-85), Monza, è tornato al Brescia, Barletta, Pordenone e infine all’US Breno, ritirandosi nel 1991.

Da ex calciatore ha lavorato come opinionista televisivo, rimanendo sempre legato all’Inter e al mondo del calcio. Ha ricoperto vari ruoli dirigenziali e di sviluppo giovanile, esprimendo spesso opinioni sul calcio moderno. Il presidente FIFA Gianni Infantino lo ha citato, insieme ad Altobelli, tra i suoi eroi d’infanzia.

Vita privata, famiglia e battaglia contro la malattia

Beccalossi ha sempre condotto una vita relativamente riservata a Brescia. Era sposato con Danila e la coppia ha avuto una figlia, Nagaja, che ha lavorato nel giornalismo sportivo e nell’ufficio stampa dell’Inter.

Nel gennaio 2025 ha subito una grave emorragia cerebrale. Un amico lo ha trovato in stato confusionale in casa, portando al ricovero d’urgenza alla Fondazione Poliambulanza di Brescia. Ha trascorso 47 giorni in coma e ha affrontato una difficile riabilitazione, dimostrando grande resilienza e manifestando il desiderio di tornare al lavoro e alla vita normale. La moglie Danila e la figlia Nagaja gli sono rimaste accanto per tutto il percorso. Purtroppo, le complicazioni della lunga malattia hanno portato al suo decesso.

Dati anagrafici e carriera Nome completo:

CategoriaDettagli
Nome completoEvaristo Beccalossi
Data di nascita12 giugno 1956
Data di morte6 maggio 2026 (69 anni), Brescia, Italia
NazionalitàItaliana
RuoloCentrocampista offensivo
ClubBrescia, Inter, Sampdoria e altri
StileFantasista creativo, regista offensivo libero
Titolo principaleScudetto Serie A (1979–80 con l’Inter)
NazionaleItalia (presenze limitate)

Stile di gioco e eredità: il Genio che divideva le opinioni

Alto 1,76 m, Beccalossi era conosciuto per le gambe potenti, le brevi accelerazioni e la capacità di usare entrambi i piedi, pur preferendo il sinistro. Poteva giocare da trequartista, regista avanzato o seconda punta. Il suo senso dell’ultimo passaggio, il dribbling e la capacità di calciare i rigori (nonostante qualche errore) lo rendevano un uomo-partita.

I critici gli rimproveravano il basso ritmo di lavoro e l’inconsistenza, fattori che probabilmente gli impedirono una convocazione stabile in Nazionale maggiore, nonostante presenze nelle giovanili e olimpiche. Enzo Bearzot lo escluse dai Mondiali 1982. Eppure, per i tifosi dell’Inter questi difetti facevano parte del suo fascino: un genio imprevedibile che incarnava la poesia del calcio.

La sua eredità vive nei video dei suoi gol, dei derby e dei contributi alle vittorie nerazzurre. I filmati delle sue migliori giocate e delle interviste continuano a ispirare le nuove generazioni.

Tributi dal mondo del calcio

L’Inter Milan ha rilasciato una commovente dichiarazione: «L’FC Internazionale Milano e tutta la famiglia nerazzurra si uniscono al dolore per la scomparsa di Evaristo Beccalossi… Nelle pieghe della memoria e nella vita di tutti i giorni, Evaristo è sempre stato uno di noi. Imprevedibile come i suoi dribbling, unico come il suo modo di trattare il pallone».

Club come Brescia, Sampdoria e l’intero movimento calcistico italiano hanno reso omaggio. Tifosi, ex compagni e giornalisti ricordano il suo talento, la sua personalità e il legame indissolubile con il gioco.

Ricordando una leggenda: un impatto che va oltre il campo

La storia di Beccalossi è quella di un talento nato in umili condizioni, arrivato al massimo livello in un grande club, con una resilienza dimostrata anche nella malattia e un’impronta culturale duratura nel calcio italiano. In un’epoca dominata dal catenaccio e dalla rigidità tattica, ha rappresentato estro e individualità.

Mentre i tributi continuano ad arrivare, la famiglia – moglie Danila e figlia Nagaja – chiede rispetto della privacy mentre il mondo del calcio celebra la sua vita. Sono attesi memoriali e iniziative commemorative a San Siro e a Brescia.

Evaristo Beccalossi lascia non solo numeri – oltre 400 presenze in carriera, trofei e decine di gol e assist memorabili – ma un ricordo indelebile della dimensione artistica del calcio. “Il Genio” resterà per sempre nella storia dell’Inter e nel cuore di chi ha assistito alla sua magia.

Riposa in pace, Evaristo Beccalossi (1956–2026)