San Siro tra rimpianti e amarcord: l’Inter frena con la Lazio mentre Jimenez riapre la porta al Milan
La serata di San Siro si chiude con un sapore decisamente amaro per l’Inter di Simone Inzaghi, che spreca l’occasione di consolidare il primato in classifica. Il 2-2 finale contro la Lazio è il risultato di una partita folle, carica di tensione e colpi di scena, che ha visto i nerazzurri passare dal sogno del primo posto in solitaria all’incubo di un sorpasso subito dal Napoli. La gara si era messa bene nel primo tempo quando Bisseck, proprio allo scadere, aveva trovato la zampata vincente di sinistro sugli sviluppi di un corner. Fino a quel momento, la Lazio aveva tenuto botta, sciupando con Isaksen una palla gol colossale a tu per tu con Sommer.
Il botta e risposta e i nervi tesi
La ripresa è stata un vero e proprio ottovolante. Pedro ha gelato il Meazza sfruttando un assist di Vecino, ma la gioia biancoceleste è durata poco. Denzel Dumfries, sempre più uomo della provvidenza per Inzaghi, ha riportato avanti i suoi con un’incornata precisa su piazzato di Calhanoglu. Sembrava la svolta decisiva, eppure il finale ha riservato il caos. Un tocco di mano di Bisseck in area, ravvisato dal VAR, ha permesso a Pedro di firmare la doppietta personale su rigore, tra le proteste veementi delle panchine che sono costate l’espulsione sia a Inzaghi che a Baroni.
Il finale incredibile di Arnautovic
Gli ultimi dieci minuti resteranno impressi nella memoria dei tifosi per gli errori di Marko Arnautovic. L’austriaco si è divorato il gol del 3-2 a porta praticamente vuota, mandando alle ortiche una sponda perfetta di Acerbi. Non è bastato nemmeno il sussulto del 93’, quando lo stesso Arnautovic aveva insaccato la rete del possibile vantaggio, poi annullata per fuorigioco. Un pareggio che permette alla Lazio di muovere la classifica in ottica Champions, ma che lascia l’Inter con il rammarico di non aver saputo chiudere i conti.
Le confessioni di Alex Jimenez: il retroscena sull’addio al Milan
Mentre il Meazza smaltiva la tensione del post-partita, dall’Inghilterra sono arrivate le parole di un ex protagonista della sponda rossonera dei Navigli. Alex Jimenez, oggi al Bournemouth, è tornato a parlare del suo addio al Milan in un’intervista fiume concessa a Gianluca Di Marzio. Il difensore spagnolo ha voluto fare chiarezza sulle ragioni che lo hanno portato lontano dall’Italia nell’estate del 2025, rivelando dettagli finora inediti sul suo rapporto con il club di via Aldo Rossi.
Lo scontro per la maglia numero 2 e il caso Allegri
Al centro della rottura ci sarebbe stata una questione di “galateo” calcistico e maturità. Jimenez aveva chiesto ufficialmente la maglia numero 2 per la stagione 2025-26, desideroso di onorare la tradizione dei grandi terzini rossoneri. La risposta del club, tuttavia, è stata un secco rifiuto motivato da una presunta immaturità del ragazzo. Questo episodio ha innescato una spirale negativa, fatta di ritardi agli allenamenti e cali di concentrazione. A peggiorare le cose è stato poi il leak di un messaggio privato in cui il calciatore definiva Massimiliano Allegri un “allenatore di m***a”. Un episodio di cui Jimenez si è detto profondamente pentito, confermando di aver chiarito tutto con il tecnico già all’epoca dei fatti.
Un futuro ancora da scrivere
Nonostante le frizioni del passato e la nuova vita in Premier League, il legame tra lo spagnolo e il Milan non sembra essersi spezzato del tutto. Jimenez ha ammesso candidamente che non chiuderebbe mai la porta a un ritorno in rossonero, sottolineando come l’esperienza milanese sia stata fondamentale per la sua crescita professionale e umana. Al momento si gode il buon momento di forma con la maglia del Bournemouth, ma le sue parole lasciano intendere che il capitolo San Siro potrebbe non essere ancora definitivamente concluso.