27 Marzo 2026

La nuova Juventus tra la scure di Comolli e gli squilibri tattici

Il futuro della Juventus non si gioca soltanto sul prato verde, ma passa inevitabilmente dai libri contabili. Damien Comolli, l’uomo a cui John Elkann ha affidato le redini dell’area sportiva affiancandogli Giorgio Chiellini, ha subito dettato le regole d’ingaggio: d’ora in avanti le valutazioni economiche avranno l’ultima parola, pesando quanto e forse più di quelle puramente tecniche. Il nuovo direttore generale non ha in mente rivoluzioni drastiche dell’organico. Dal canto suo, Tudor ha avanzato sul tavolo poche e mirate richieste per colmare alcune lacune, peraltro già discusse in passato con Cristiano Giuntoli. Il nodo cruciale è che l’attuale dirigenza considera fuori mercato molte delle operazioni impostate dalla gestione precedente, giudicandole troppo esose e bisognose di pesanti ridimensionamenti.

Il monito dell’affare Veiga Un assaggio tangibile della nuova politica societaria è emerso con la vicenda di Renato Veiga, passata quasi inosservata ma incredibilmente emblematica. Il difensore portoghese sarebbe rimasto volentieri sotto la Mole, forte di un ottimo ambientamento e di un atteggiamento positivo molto apprezzato dall’ambiente. I dialoghi con il Chelsea, tuttavia, si sono arenati sul nascere. Comolli ha cercato di rinegoziare il prestito a cifre nettamente inferiori rispetto agli accordi presi da Giuntoli, scontrandosi con il muro dei londinesi. Nessun compromesso, trattativa saltata e giocatore costretto a fare i bagagli. Oltre al danno di aver tenuto un approccio forse troppo morbido nel momento decisivo, per Veiga è arrivata una pesante beffa: l’esclusione dalla lista per il Mondiale per Club. È passato nel giro di pochi giorni dalla possibilità di disputare il torneo con due maglie diverse all’estromissione totale dalla spedizione negli Stati Uniti.

Le incognite Conceiçao e Kolo Muani Questo atteggiamento intransigente getta fisiologicamente delle ombre sul futuro di Francisco Conceiçao e Randal Kolo Muani. Pur avendo ottenuto un via libera temporaneo da Porto e PSG per confermarli in rosa, la Juventus mantiene un certo riserbo sul loro destino. I veri negoziati entreranno nel vivo solo dopo il Mondiale, eppure l’aria che tira alla Continassa sembra ricalcare fedelmente il caso Veiga. L’obiettivo di Comolli è chiaro: trattenere Conceiçao abbattendo i 30 milioni di euro previsti per il riscatto. L’idea è quella di scalare dal prezzo definitivo, almeno parzialmente, i 9 milioni (7 di base più 2 di bonus) già versati per il prestito oneroso dell’ultima stagione. Una manovra speculare verrà tentata con i parigini per assicurarsi Kolo Muani dopo un’ulteriore annata a titolo temporaneo, facendo leva essenzialmente sulla ferma volontà del centravanti francese di rimanere a Torino.

Il paradosso del campo e i difetti di fabbrica Se negli uffici dirigenziali si cerca di far quadrare i conti, sul rettangolo di gioco affiorano evidenti criticità strutturali. A fronte di un potenziale offensivo che rende i bianconeri una delle squadre più pericolose d’Europa, manca un collante tattico in grado di garantire stabilità. Il noto opinionista Carlo Nesti ha acceso i riflettori proprio su questo dualismo. Sotto la guida di Luciano Spalletti, la squadra ha fatto innegabili passi avanti, trasformandosi in una macchina capace di dominare il possesso e schiacciare gli avversari. Tutto questo, però, presenta un conto salatissimo in fase di transizione passiva.

Una coperta troppo corta Nel momento esatto in cui perde il controllo della palla, la Juventus si scopre drammaticamente vulnerabile. Come evidenziato dall’analisi di Nesti, Spalletti propone un calcio propositivo in cui la squadra si riversa compatta nella metà campo avversaria, ma l’assenza di gol da parte dei centravanti costringe il gruppo a uno sforzo fisico e mentale spropositato. Appena il pallone passa agli avversari, la formazione vacilla, concedendo spazi letali. Non è un caso che la squadra si ritrovi con la settima difesa del campionato. Numeri troppo modesti per chi ambisce al vertice. Il vero problema risiede in quelli che Nesti definisce i maledetti “difetti di fabbrica” ereditati dalla costruzione della rosa targata Giuntoli: una cronica mancanza di equilibrio. La società appare intenzionata a dare fiducia a Spalletti, concedendogli il tempo necessario per correggere la rotta. La rosa dispone di difensori validi, ma è l’intero sistema a dover evolvere per garantire maggiore copertura. Riuscire a bilanciare l’indole offensiva con una solida retroguardia sarà il vero crocevia per trasformare questa Juventus in una squadra finalmente completa.